Radicalismo universitario

Ho visto alcuni giorni fa i libretti appena distribuiti dal Collettivo di Scienze degli Studenti di Sinistra nelle università della mia città: un coacervo di odio e calunnie anticattoliche, mascherato sotto una patina di (apparente) liberalismo che in realtà è soltanto radicalismo ed antagonismo fine a perseguire determinati scopi di una determinata ideologia. Ma d’altronde questa è l’essenza dei movimenti anticristiani di oggi: vecchi movimenti ideologici e totalitari (quali fascismo e comunismo) camuffati in nuovi movimenti ideologici e trasfigurati in radicalismo di massa. Chiariamoci: io sono contrario sia al comunismo che al fascismo, ed ai loro derivati. D’altronde, per quanto mi riguarda, che certi movimenti siano “rossi” o “neri” la matrice è la stessa: l’odio contro Dio, contro la Chiesa e, come vedremo, alla fine della fiera contro l’uomo stesso. Ma non si può neppure far finta che soprattutto i “rossi” (in particolar modo i loro eredi post-’89) siano, e non a caso, ben inseriti e radicati nell’ambiente universitario, specie in certe facoltà.

Ma partiamo per gradi: è un fatto incontestabile che le università, a partire dal Dopoguerra (anche se l’apice è stato raggiunto, ovviamente, negli anni seguenti le contestazioni studentesche sessantottine e settantottine) siano in mano alla sinistra, specialmente all’estrema sinistra radicale di derivazione comunista. Questo è vero specialmente per le facoltà scientifiche, dove spesso all’interno degli stessi corsi si trovano (ideologicamente ed a torto) contestazioni contro la Chiesa stessa, effettuati da professori o, più spesso, da studenti. Non stupisce, quindi, questo clima di anticlericalismo della domenica interno al mondo dell’istruzione mainstream, che affonda le sue radici alla fine dei conti in un comunismo che, dopo l’89 ed il crollo del Muro, si è riciclato in radicalismo di massa. Radicalismo che ha fra i suoi campioni, ovviamente, i Radicali, ma non solo: infatti, si tratta di una tendenza sociale ormai incancrenitasi nella continua secolarizzazione e nel ripudio dei valori cristiani da parte della società occidentale. Quindi, se è sbagliato ritenere che il comunismo (ormai ridotto a quattro gatti, guarda caso però ben inseriti all’interno delle manifestazioni e delle contestazioni studentesche) sia oggigiorno la colonna portante di questo anticlericalismo da operetta e del radicalismo e della secolarizzazione di massa, che affonda le sue radici è vero da una parte nel materialismo dialettico marxista ma dall’altra anche nel nichilismo nietzschiano, è altrettanto sbagliato non voler riconoscerlo come alla base di questi fenomeni ed espressione di un malessere che ha portato la società in cui viviamo a ripudiare Dio e la Sua Chiesa.

Fatte queste premesse, però, vorrei soffermarmi sulle varie offese e calunnie contro la Cattolica riportate dall’opuscolo, e confutarle; vorrei anche esaminare il linguaggio con cui vengono portate simili accuse, linguaggio che, come ho già avuto modo di sottolineare in passato, è alla base per cercare di convincere credenti più o meno tiepidi ad andare ad ingrossare le fila di movimenti e culti che di cattolico non hanno niente.

Cito l’opuscolo nei punti salienti, vero concentrato di radicalismo e di intolleranza (democratica, ovviamente) contro i cattolici:

Il rapporto della Chiesa Cattolica Apostolica Romana [non sia mai che venga confusa, che ne so, con quella valdese-N.d.R.] con i cittadini italiani è quello di annichilite l’individualità, e quindi il libero pensiero, attraverso un assoggettamento delle masse tramite un inculcamento forzato dei valori cattolici nei primi mesi di vita”

Questa parte è un piccolo capolavoro, che quasi si commenta da solo: detto fuori dai denti, il cattolicesimo è in buona sostanza una dittatura che prevedere che i bambini vengano indottrinati fin dai primi mesi di vita. A partire da questo, l’attacco fa acqua da tutte le parti, in primis per quanto riguarda l’approccio nichilista-relativista che sta alla base di questa visione: se tutti devono essere liberi di pensarla come vogliono e non deve essere impedita la loro volontà di pensare, e fare, ciò che pare a loro, per quale motivo ai cattolici deve essere impedito questo? Perché, se tu non hai valori (al di fuori di quelli, contraddittori, rossi) io non devo averne? Non è forse questo la dittatura, cercare di appiattire tutto su valori decisi dal regime politico, a sostituzione di quelli di Dio e della stessa natura umana? Tra l’altro, infatti, qui si parla di “valori cattolici”: ma questi valori, di suo, non esistono. Non esistono perché sono, anzitutto, valori umani: i “valori cattolici” (seguitemi bene) non sono una esclusiva in senso stretto dei cattolici, perché sono basati sulla legge morale naturale inscritta da Dio nel cuore di ogni uomo. Certo, non sono le virtù teologali ed i doni dello Spirito Santo, ottenuti col battesimo e confermati (nomen omen) con la Confermazione, però è sufficiente affermare che qualunque uomo, a prescindere dal sesso, dalla nazionalità, dalla lingua, dall’etnia e dalla provenienza geografica può capire cosa sia il bene e cosa sia il male. Ché poi, è questo alla base del riconoscimento, da parte della Chiesa, della natura condivisa dell’umanità: tutti pecchiamo, tutti possiamo fare il bene e possiamo fare il male, tutti possiamo essere salvati dal sacrificio del Cristo. Non esiste una umanità di serie A ed una di serie B; e infatti, queste correnti sono oggi fintamente democratiche ma, finché hanno potuto, hanno abbracciato il razzismo e la discriminazione (basta vedere la Russia comunista, ad esempio), considerando gli allineati al regime come cittadini di serie A ed i credenti (cattolici ma non solo) come cittadini di serie B, anche biologicamente più stupidi ed inetti. Infine, l’ultima perla: la critica all’educazione cattolica, la quale “inculca” questi valori (meglio sarebbe dire la religione, ché come si è appena visto alla fine i cosiddetti “valori non negoziabili cattolici” non appartengono, in modo solo apparentemente paradossale, soltanto ai cattolici ma all’umanità in quanto tale) ai bimbi. In sostanza, il genitore cattolico non deve essere libero di educare i figli come vuole; quello “rosso”, invece, sì. Non c’è forse una sostanziale discrepanza in questo? Vorrei chiedere a lorsignori: voi, per coerenza se non per bontà, allora eviterete di inculcare nei vostri figli i vostri pseudo-valori (in quanto in contrasto proprio con i valori propriamente detti di cui sopra) facendoli, che so, andare a Messa qualora i bimbi manifestassero il desiderio di andarci? O magari non educherete i figli ai vostri pseudo-valori, spingendoli contro la Chiesa ed educandoli in un certo modo? Tra l’altro, è da notare la lagna nel paragrafo successivo contro la revisione del Concordato dell’84, e non a caso: infatti, ci si lamenta di come, nonostante la revisione, la morale cattolica e la fede cristiana permeino ancora la società (o almeno, siano ancora relativamente presenti), togliendo spazio a lorsignori.

Si passa poi ai vari “privilegi” della Chiesa cattolica (“a danno del cittadino italiano”, ovviamente, come se i cattolici non fossero legittimi cittadini italiani essi stessi, magari di diritto anche più di lorsignori), ovviamente iniziando dal denaro (chiaramente, pecunia non olet e la sinistra di derivazione marxista ha fatto dell’invidia per il denaro altrui, camuffata da difesa dei diritti dei più poveri, la propria bandiera):

Per un paese laico è vergognoso che un’istituzione religiosa gravi sul bilancio dello Stato, attraverso l’Otto per Mille (circa un miliardo), l’esenzione dall’IMU-TASI (circa 600 milioni) e l’insegnamento della religione cattolica [segue link al sito di una nota associazione di atei ed agnostici razionalisti, che ovviamente mi guardo bene dal riportare per decenza]

Questa tecnica di attacco è doppiamente falsa: non solo perché, ad esempio, lorsignori fingono che l’esenzione dell’IMU-TASI riguardi soltanto la Chiesa cattolica quando, in realtà, si riferisce a qualunque luogo di culto o sede di associazione non a scopo di lucro (incluse anche quelle non cattoliche e non cristiane; ad esempio, anche moschee e sinagoghe sono esentate dal pagamento della tassa), ma poi costoro si “dimenticano” di nuovo che Stato laico non significa lo Stato ateo che loro agognano, quindi che pure i cattolici italiani sono cittadini a pieno diritto e, pertanto, possono destinare l’Otto per Mille (tassa obbligatoria ma con selezione volontaria del destinatario: chi non sceglie poi non può lamentarsi con lo Stato se questi ripartisce tale cifra in modo proporzionale tra i vari enti che ne beneficiano) a chi vogliono. Infine, notare come l’insegnamento della religione cattolica venga messo tra le “vergogne” dello Stato laico, “dimenticandosi” che non solo si tratta di un insegnamento opzionale, ma che dovrebbe (e qui lo ammetto, purtroppo spesso si tratta solo di lezioni di educazione civica e non di religione cattolica, da riformare il più presto possibile perché, spesso, alloggio di professori volenterosi ma che non insegnano ciò che dovrebbero insegnare) riflettere le, innegabili, radici cattoliche del nostro Paese, arricchendo culturalmente lo studente ed insegnando qualcosa di più sulla società in cui vive; dette radici, fino all’Unità d’Italia, hanno non solo permeato il vivere comune di molte Regioni ma anche, e soprattutto, lo sviluppo dell’arte, della scienza e della storia della nostra nazione. Radici che è impossibile non considerare e valorizzare per capire determinati fenomeni; ma, se qualcosa ci insegnano i regimi ‘900, le ideologie politiche (specie le più perniciose) vivono sulla negazione del passato e dei veri valori, da sostituire con i propri, a misura “d’uomo” (in realtà del potere al governo, della sua ideologia e, infine, di colui che ispira certi scempi).

Riteniamo inoltre inammissibile che […] lo Stato e gli enti amministrativi elargiscano ogni anno finanziamenti alle scuole private (che dovrebbero essere “senza oneri per lo Stato” […]), per circa il 65% cattolicamente orientate, un ammontare di circa 500 milioni di euro.”

Ecco di nuovo il nocciolo della questione: soldi ed educazione. I primi invidiati e desiderati più di ogni altra cosa al mondo (d’altronde è una logica conseguenza, dato che il radicalismo e, prima ancora, il marxismo, nascendo da una forma di materialismo dialettico, non possa che concepire la realtà sociale come una compravendita), la seconda da egemonizzare col pretesto della laicità e della libertà per sottomettere il cittadino alla volontà di chi sta al comando. Esaminiamo, però, anzitutto l’ideologia che sottostà a tutto questo, cioè pretendere che l’educazione sia soltanto in mano allo Stato. Esattamente come nei vari regimi totalitari, questo significa delegare allo Stato non solo il suo compito istituzionale ma, anche, quello educativo; in altre parole, significa che lo Stato acquisisce la capacità di decidere, lui, cosa sia giusto o sbagliato, infischiandosene della realtà e della verità. In modo ideologico, insomma. Peggio ancora, acquisisce la facoltà di imporre a tutti la propria visione del mondo; e qui si tocca realmente il fondo rendendosi conto che, al di là di tutte le buone intenzioni, questo è raggiungibile (affatto paradossalmente) solo con il togliere l’educazione dei bambini ai genitori e derogare la trasmissione dei valori alla scuola (pubblica e laicista, of course), esattamente come avveniva sotto le dittature. Come ottenere questo risultato? Semplice: non tanto potenziando (e rendendola realmente educativa, elevandola dalla fogna ideologica in cui si trova adesso) la scuola statale, bensì togliendo i finanziamenti alla scuola paritaria (anche qui, che monelli: scuole paritarie e scuole private non sono la stessa cosa, tanto che le prime hanno a pieno diritto l’accesso ai fondi statali, essendo pubbliche, senza per questo violare alcun articolo costituzionale, a differenza delle seconde), rendendola in pratica accessibile (adesso sì) soltanto ai più ricchi. In altre parole, per ideologia si arriva a compiere, scientemente ed infischiandosene dell’educazione dei più giovani a favore della politica, una vera e propria discriminazione: discriminazione nei confronti dei genitori, i quali non possono più educare i propri figli nel modo che più aggrada loro, esercitando la patria potestà ed i propri diritti e doveri sino in fondo. Col sistema che vorrebbero lorsignori, invece, soltanto i più ricchi potrebbero permettersi l’accesso alle scuole paritarie, a questo punto ormai de facto praticamente private; tutti gli altri, al contrario, dovrebbero soltanto mangiare a forza la minestra scodellata loro dallo Stato o saltare dalla finestra (leggasi: fare la fame sul serio, per permettere ai pargoli di studiare e di ricevere una formazione, umana oltre che accademica, come interessa loro, come è loro diritto infine). Per quanto riguarda, invece, l’investimento pubblico sulle scuole paritarie, i numeri parlano da soli: nel 2009, la scuola statale mangiava qualcosa come 54 miliardi di euro alle finanze dello Stato. Al contrario, le scuole paritarie (e costoro, da bravi ideologi quali sono, “dimenticano” che, grazie a tagli e varie “spintarelle” di questa o quella parte politica, queste oggi ricevono solo 233 milioni di euro in totale, tra cattoliche e non) ricevevano in quello stesso anno solo 530 milioni di euro; una cifra apparentemente alta, se non consideriamo che a) si sta parlando dell’1% del bilancio totale dell’istruzione, quindi una cifra irrisoria a fronte del gorgo della scuola statale b) con questo sistema la scuola paritaria, nel solo biennio 2009-2010, ha fatto risparmiare allo Stato qualcosa come 5,4 miliardi di euro. In altre parole, lo Stato ha risparmiato dieci volte tanto quanto ha investito; questo perché l’onere statale per l’educazione di un bimbo in una scuola paritaria è di 2960 euro, a fronte dei 7500 euro (oltre il doppio) della scuola statale. Quindi, non c’è reale volontà di far quadrare i conti dello Stato, dato che questo vorrebbe dire, invece, aumentare gli investimenti nella scuola paritaria, ma ci sono solo motivazioni dettate dal pregiudizio anticattolico alla radice di queste dichiarazioni.

[…]il clero gode de facto dell’immunità giuridica nei confronti della legge italiana, garantita dalle immunità concordatarie che ostacolano le indagini e dalla protezione fornita dal potere degli altri prelati.”

Questa è una palese bugia: i sacerdoti ed i vescovi sono anche cittadini dello Stato italiano, pertanto sono soggetti anche alla legge italiana. Eventuali “coperture” di crimini, o simili, sono infatti spesso imputate (giustamente) come favoreggiamento. Tuttavia, allo scopo di presentare la Chiesa italiana come un’idra a più teste,è strumentale anche la polemica contro le (presunte) immunità del clero (“dimenticandosi” tra l’altro che certi prelati, quali ad esempio i nunzi apostolici, sono veri e propri diplomatici, che godono quindi a diritto dell’immunità diplomatica). Infatti, presentando il clero cattolico come una realtà opulenta, ingerente e che, peraltro, può permettersi di violare tranquillamente le leggi senza conseguenze, si cerca di far passare l’ideologia per cui il radicalismo è il bene ed il cattolicesimo è il male, “dimenticandosi”, ovviamente, che le cose sono diametralmente opposte, procedendo il primo dal mondo e da una visione ideologica della realtà (e, quindi, per sua natura intrinsecamente sbagliata).

Per quanto concerne i diritti fondamentali del cittadino, la Chiesa si impone con atteggiamenti moralisti e dogmatici che costituiscono un muro nello sviluppo della legislazione italiana in merito ai traguardi recenti della medicina (come la fecondazione assistita e le cellule staminali, l’aborto e l’eutanasia), la questione dell’obiezione di coscienza e la questione delle coppie di fatto.”

Eccoci qui, finalmente, al motore ideologico di tutto il discorso: la Chiesa impedisce il progresso dell’umanità. Per dimostrare questo, anzitutto vengono presentati come diritti (senza doveri, quindi falsi) cose che non lo sono: aborto, eutanasia, coppie di fatto e fecondazione assistita non sono e, lorsignori si mettano il cuore in pace, non saranno mai considerati tali da chiunque abbia un minimo di cervello funzionante. Anche qui, tra l’altro, vengono mescolate cose diverse: ad esempio, si parla di cellule staminali in toto, quando la Chiesa è contraria solo all’utilizzo delle cellule staminali embrionali, le quali vengono prodotte distruggendo embrioni umani appositamente fabbricati in laboratorio. Tra l’altro, è stato dimostrato che dette cellule embrionali possono provocare tumori, dato che sono soggette a mutazioni e possono facilmente iniziare a moltiplicarsi in maniera incontrollata, causando più danni di quelli che si vorrebbero curare; tuttavia, per i pasdaran radicali, dato che l’embrione non è un essere umano, questo significa che deve essere sfruttato e modificato come più aggrada l’uomo, indipendentemente dai benefici o dai costi. Oltre a questa palese mistificazione, saltano però all’occhio due cose: la prima è il mescolare cose oggettivamente diverse (procedure mediche o pseudo-mediche con istituti giuridici come le coppie di fatto e con questione di morale pubblica come l’obiezione di coscienza); la seconda di come la Chiesa venga accusata di “atteggiamenti moralistici e dogmatici”.

Partendo dal secondo punto, chi ha “atteggiamenti moralistici e dogmatici” non è certo la Cattolica: il dogma cattolico (e, più in generale, la Santa Dottrina), infatti, non è un’ipotesi teologica, il frutto di uno sforzo mentale o una pia astrazione, ma rappresenta un dato di fatto; i dogmi, e le verità in materia di fede e di morale, sono constatazioni della realtà. Che procedono sia dalla Rivelazione divina sia, per quanto attesta l’etica e la morale, anche dall’osservazione della natura umana: la Chiesa, infatti, per sua stessa natura è sempre stata grande ed attenta osservatrice dell’uomo, delle vette che può raggiungere e degli abissi in cui può sprofondare. Cercare di ridurre i “valori cattolici”, di cui abbiamo già parlato, ad una esclusiva ipotesi teologica interna alla religione cattolica e non, invece, come base di partenza per qualsivoglia discorso compiuto sulla natura umana alla fine non può che portare prima alla negazione degli stessi, poi della dignità umana (che si sviluppa su detti valori, che sono inscritti nel cuore di ogni uomo ed a cui ogni uomo può liberamente scegliere se obbedire o violare) ed infine, in una parabola discendente sempre più oscura, dell’umanità stessa. I dogmi, i valori non negoziabili e, più in generale, tutto il corpus della fede e della tradizione cattolica non sono, quindi, dottrine disincarnate, prive di ragionevolezza ed instaurate dall’arbitrio di questo o quel prelato: al contrario, proprio perché si rifanno all’Eterno, sono oggettive, immutabili e ragionevoli. Tutto il contrario dell’ideologia, la quale invece parte da teorie e da mode a cui la realtà deve adattarsi; e se la realtà non si adatta alla teoria, allora tanto peggio per la realtà.

Il primo punto, invece, riguarda la retorica intrinseca in questi ragionamenti e si collega direttamente a ciò di cui ho appena parlato: il tentativo di accomunare cose oggettivamente diverse fra loro (con balle palesi peraltro, vedasi il discorso delle staminali) nella speranza che l’interlocutore veda la Chiesa non come l’unica, possibile via per capire qualcosa di più sull’uomo e sull’ordine del mondo (in senso lato) che ci circonda, bensì come un ostacolo bigotto ed oscurantista che impedisce l’arrivo di, falsi e bugiardi, “diritti civili” anche qui in Italia, o al più li limita seriamente. Il problema retorico, tipico di tutte le ideologie, è proprio questo: mescolare mele con pere in modo insostenibile, per poi cercare, in nome dei proclami di partito o di corrente politica, di presentare la parte avversa come un ostacolo a… qualcosa. Tuttavia, la questione è sempre quella: lorsignori chiacchierano tanto di moralismo e dogmatismo, senza rendersi conto che la Chiesa invece è morale e dogmatica, mentre questi vizi sono, per loro stessa natura, incancreniti nelle ideologie che invece cercano di presentare come aperte ed a-morali. In altre parole, sono il secolarismo e la radicalizzazione di massa i nuovi puritanesimi, i cui assurdi dogmi (assurdi perché non procedenti da alcuna Rivelazione e, men che meno, dall’osservazione della realtà) sono metro di giudizio per tutto e tutti. Quindi, se nel cattolicesimo si condanna il peccato e non il peccatore, nel nuovo puritanesimo laicista e anticristico si osserva compiaciuto il peccato e si giudica il peccatore, con la conseguenza di favorire un meccanismo puramente demagogico, ideologico e, in ultima analisi, profondamente inumano.

Sebbene dal 1978 si riconosca (legge 194) il diritto della donna ad interrompere la gravidanza indesiderata, gratuitamente e nelle strutture pubbliche, la possibilità di non operare per il medico che avesse sollevato obiezione di coscienza rimane in vigore. La conseguenza di ciò è che ancora oggi abortire (ma non farsi prescrivere la “pillola del giorno dopo” [comunque abortiva-N.d.R.]) può essere una vera e propria impresa: in Italia il 70% dei ginecologi praticano l’obiezione di coscienza. Inoltre, nonostante i minori rischi per la salute della donna, la pillola abortiva RU486 in Italia è stata autorizzata soltanto nel luglio 2009 […].”

Eccoci ad un altro fulcro del ragionamento fintamente democratico ma in realtà totalitarista ai massimi livelli praticato da questi personaggi: la necessità di impedire l’obiezione di coscienza in caso di aborto. Tralasciando che i monelli in questione “dimenticano” che la donna non può abortire sempre e comunque, è chiaro il collegamento con i punti riguardo all’educazione: lo Stato decide su tutto, pure sulla coscienza e sull’educazione dell’individuo. Questo individuo quindi non è libero di fare, ad esempio, il medico secondo natura, cioè curando le malattie e non uccidendo esseri umani; no, nella mente di lorsignori deve sottostare all’inflessibile volontà dello Stato, volontà che alla fine è quella di questi individui. Pertanto, da una parte le persone devono essere trattate come delle monere, auto-deterministiche e, quindi, totalmente slegate l’una dall’altra, in grado di fare ciò che vogliono solo in base ai capricci ed alle mode del momento; dall’altra, devono sottostare al controllo totalitario di uno Stato che, comunque la si voglia mettere, pretende di decidere chi deve vivere e chi vuole morire (e, soprattutto, come deve vivere e come deve morire). Da una parte un libertinismo (e libertinaggio) sfrenato, dall’altro un controllo degno del Grande Fratello orwelliano, che vede nella libertà della persona (ma non in comportamenti di tipo anarchico, facilmente incanalabili e controllabili) e nella coscienza, anche religiosa, del singolo un ostacolo per affermare il proprio potere. Questi signori, in realtà apparentemente per la scelta o, per usare un termine anglosassone, pro-choice, in realtà alla fine non sono né per la scelta né per la libertà: l’unica scelta possibile è quella che indicano loro, e l’unica libertà quella di essere d’accordo con questi soggetti.

Infine, un appunto: è una menzogna il fatto che la RU486, e più in generale le pillole abortive, siano prive di rischi per la salute della donna, dato che in realtà si sono già registrati vari decessi e complicanze a causa di questi mezzi abortivi (vedi qui, qui e qui), ulteriore indicazione non solo dell’inumanità e dell’oscenità dell’aborto, vero e proprio crimine contro la persona, ma anche della mortalità di queste pratiche non solo (ovviamente) per il bimbo non ancora nato ma anche per il soggetto che abortisce, cioè la donna.

Altra grande battaglia civile contro le ingerenze della morale cattolica è quella per il diritto a disporre della propria vita e del proprio corpo, che si concretizza nella lotta per la legalizzazione dell’eutanasia e del testamento biologico.”

Vale la pena fermarsi un attimo a riflettere su questo punto: l’uomo che può disporre liberamente del suo corpo, come più gli aggrada. Questo, però, non solo è in contrasto col diritto, ma proprio con la natura umana: infatti, nessuno decide quando venire al mondo e come, pertanto nessuno ha il diritto di decidere quando andarsene. Lasciando stare la follia dell’eutanasia, che vede la vita “degna di essere vissuta” solo quando giovane e sana e non in quanto tale, il ragionamento di fondo è tremendo, e si basa proprio sulla visione di vita turbocapitalista che questi elementi dicono, a parole, di voler combattere (ma che, in realtà, produce denaro e, quindi, fa buon gioco all’avidità radicalista). L’uomo che non ha più dignità in quanto tale, essendo ad immagine e somiglianza di Dio, ma in quanto numero che produce: quando non produce più, deve morire senza rompere tanto le scatole a nessuno, inclusi parenti vari ed eventuali. Questo meccanismo inumano nichilista e che, in ultima analisi, nulla ha da invidiare ai progetti eutanasistici nazisti è un altro cavallo di battaglia di costoro: partendo dai casi limite, si arriva infine a determinare il potere assoluto dello Stato sul corpo dei singoli individui, distruggendo ogni reale possibilità di scelta invece che dandola, se non con le leggi attraverso la pressione sociale; infatti, anche senza camere a gas e similari, è ovvio che se disabili ed anziani vengono ostracizzati e manifestamente considerati inutili, saranno portati al suicidio legalizzato dalla Stato. Allo stesso modo, è evidente come questa follia sia, in ultima analisi, contraria alla libertà: libertà che non è disporre del proprio corpo come più aggrada (a questo punto, anche prostituirsi o vendersi come schiavo, ma pure non seguire alcuna legge in una anarchia folle, ha ragione di esistere) bensì di potersi rifiutare di entrare a far parte di questo meccanismo perverso, che mira a permettere l’uccisione di altri esseri umani (come già avviene con l’aborto) nell’unica ottica del guadagno e del risparmio, con le persone ridotte a numeri che producono utili.

Più avanti, inoltre, questi ideologi da strapazzo, ovviamente, accomunano l’eutanasia all’accanimento terapeutico, “dimenticandosi” convenientemente che si tratta di due cose ben diverse e su cui, nel secondo caso, la Chiesa non ha mai avuto nulla da ridire: si tratta, come detto sopra, del solito stratagemma di mischiare mele con pere per far passare messaggi fasulli ed inumani.

Infine:

La lobby vaticana continua ad ostracizzare i diritti più fondamentali all’autodeterminazione dell’individuo, nella scelta della maternità, della sessualità e della salute, in un’ottica di strenua difesa della morale cattolica e della vita in ogni stadio, con una sempre più ovina condiscendenza da parte delle istituzioni”.

A parte il fatto che non si vede da nessuna parte questa “ovina condiscendenza” delle istituzioni, sempre più anticattoliche e secolarizzate, ma da questo paragrafo emerge, in maniera probabilmente involontaria ma altresì evidente, una verità lapalissiana: l’odio di questi individui, prima ancora che per la Chiesa, nei confronti dell’uomo, mentre invece la Chiesa si batte (come ammettono essi stessi) a favore della vita in ogni suo stadio, dal concepimento fino alla morte. Questo, infine, è il nucleo dell’ideologia, “rossa” o “nera” che sia, come detto in partenza: l’odio prima che per Dio per l’uomo. Siccome però la Chiesa, su imitazione del Cristo, non può fare altro che amare l’uomo ed aborrire il peccato, ecco che lorsignori odiano la Chiesa, dato che mostra la piccineria e la mostruosa inumanità delle loro posizioni. In realtà, detto francamente, non è una battaglia tra chi vuole la libertà dell’uomo e chi vuole togliergliela: è una battaglia tra chi vuole distruggere l’uomo e tra chi vuole salvarlo. Per i primi l’uomo è una marionetta, un tumore che ammorba la Terra e che deve essere estirpato o, non potendo, controllato e manipolato, prima nelle coscienze e poi nella biologia; per i secondi l’uomo è ad immagine e somiglianza di Dio, possibile di salvezza e di conoscere e praticare il bene, dotato di una sua dignità in quanto tale. Tutto quanto si è detto, alla fine, procede da questo: dall’amare il prossimo come sé stessi e come Dio ci amato o fare l’esatto contrario. Pertanto, chiunque sia a favore della libertà, della coscienza, dell’uomo in definitiva non può che respingere queste ideologie, specialmente il radicalismo sempre più cancerogeno e blasfemo che, ormai, sta rivelando essere sempre più la pretesa dell’uomo di sostituirsi a Dio e, soprattutto, del distorcere la libertà nell’odio feroce di tutto ciò che è a Sua immagine con pretese di “democraticità” e di “progresso”.