Ridendo dinanzi al baratro

Non è una novità che dinanzi agli avvenimenti di questi giorni sia facile cadere nello sconforto, e non solo per le solite polemiche sul Presepe (manco si celebrasse la nascita di Adolf Hitler, a questo punto), ma proprio per tutto lo sfacelo di quest’ultimo anno, a partire dal piccolo (cioè da me stesso) per giungere al grande (cioè allo sfacelo generale della Chiesa e, più in generale, della cristianità). Parto in questo viaggio nella lordura dal più piccolo in tutto ciò, cioè io, e rivedo tutto il lerciume che ho fatto, le cose che non ho detto, tutto ciò per cui ho peccato, molto peccato in pensieri, parole, opere ed omissioni. Per gli impegni presi e non mantenuti, per il male fatto e per il bene non fatto. Per questo e molte altre cose.

Poi alzo lo sguardo e guardo ciò che accade per il mondo (maledetto sia il mondo globalizzato, che permette di venire a conoscenza delle sozzure in tempo reale avvenute in ogni angolo del pianeta!) e mi sento schiacciato: tutto il marciume fluisce, bavoso e stomachevole, e si concentra in questi ultimi giorni dell’anno, tra gente che viene ammazzata in quanto cristiana sotto il malcelato contento dei governi occidentali, tra vescovi (successori, quindi, degli apostoli) e preti (quindi consacrati al Cristo per intero) che fanno a gara a chi (s)vende di più Lui, il Signore, in nome dell’ossequio (vero o presunto) al Pontefice, sino alla polemica (cavalcata da una parte e dall’altra, dal clericalismo più becero che lo considera una merce di scambio per la resa al mondo all’anticlericalismo più radicale che odia e non sopporta nulla del cristianesimo, nemmeno il Bambino nella mangiatoia) di cui parlavo prima sul Presepe. Poi c’è tutto quanto avvenuto il resto dell’anno: le polemiche, i testi scritti di fretta e legittimanti pratiche non cattoliche, la presenza di eretici dichiarati che penetrano, con le loro menzogne (come avevano ragione nel “Medioevo” quando ritenevano l’eresia un virus capace di passare da persona a persona, e di contagiare quelle con gli “anticorpi” meno sviluppati!), sin nei sacri palazzi, diffondendo il loro “verbo” (che altro non è se spirito del mondo condensato ed addolcito) tentando di convertire anche il Pontefice al loro fiele. C’è il Sinodo, tentativo mai abbastanza deprecato e mai abbastanza segreto (o alla luce del sole, dipende dalla prospettiva) di rovesciare i Sacramenti (vero segno della Misericordia di Dio più che di mille discorsi) e la Santa Dottrina a partire dalla Eucaristia (frega niente a certi elementi della famiglia, del divorzio e dei divorziati “risposati”, ciò che conta è ridurre i Sacramenti a meri “simboli” di appartenenza, che quindi non servono a niente). Tu vedi tutto questo, e poi ti rendi conto che stai fissando un grande baratro, che stai ormai guardando la tenebra nel burrone finché non realizzi che anche quel buio ti sta osservando, di rimando. Dovresti temerla, quell’oscurità, dato che sai che è terribile e senza fondo e che, inesorabile e paziente, vuole solo divorarti.

E poi ridi.

Ridi non perché sei impazzito, non perché l’amarezza sta mutandosi nell’isteria inframmezzata da lacrime e follia, no, ridi di gioia, ridi di gusto e sinceramente e te ne freghi del fiele, delle tenebre e di tutto il resto: ridi perché tutto era già stato scritto. Ecco la prova irrefutabile, il segno per eccellenza che i Vangeli “c’avevano preso” e con loro tutti i più grandi mistici e mistiche: lo sfacelo in cui viviamo non solo è un “segno dei tempi”, indice dello schifo in cui versiamo, con una parte (consistente) della Chiesa che amoreggia col mondo (che ne vuole la dissoluzione, non certo ascoltarla, men che meno lasciarsi guidare da lei), ma è prova provante di tutto ciò per cui hai sempre combattuto; per la fede, innanzitutto, e poi per la vita, per gli altri. Senza scadere in millenarismi da setta da quattro soldi (Dio me ne scampi e liberi, ché il giorno e l’ora li conosce solo Dio Padre!), senza scadere in sedevacantismi, scismi, eresie e chi più ne ha, più ne metta, ché tanto son tutte cose che uccidono l’anima senza nemmeno rendersene conto, ti accorgi finalmente che stiamo toccando il fondo; e dico “finalmente” perché, una volta toccato il fondo verso cui da 500 anni (anniversario che ci toccherà festeggiare, anzi che festeggeranno dacché io non prenderò parte proprio ad un bel niente, tra 2 anni, alla faccia dell’ortodossia e dei Sacramenti) si stava inesorabilmente precipitando, non potremo fare altro che risalire. E allora ridi, di gioia e di liberazione.

Ridi perché conosci la storia: sai cosa accadde con l’arianesimo, sai che il mondo era come oggi, diviso fra l’eresia e la persecuzione, tra un cesaropapismo paganeggiante ed un Papa indeciso, che non sapeva dove andare perché sembrava che i seguaci di Ario, ormai, avessero trionfato ovunque e schiacciato tutti, anche Cristo stesso, sotto il loro tacco. Sai che bastarono tre persone (San Benedetto, Sant’Atanasio e San Nicola) per riportare il Pontefice sulla giusta rotta, pacificare l’Impero, far cessare le persecuzioni e far morire l’arianesimo nei suoi stessi rifiuti con il più grande Concilio della storia, odiato e temuto da tutti i modernisti proprio per questo motivo. E tutto questo in realtà lo puoi ricondurre, alla fine della fiera, se sai leggere tra le righe della storia e dell’agire umano, all’azione di una sola Persona, nemmeno di tre: Gesù Cristo.

Ridi perché sai che quando Satana pensa di avere vinto è solo questione di tempo perché Dio lo sbugiardi e lo riveli per ciò che è: cioè una scimmia che crede di poter essere Re.

Quindi per tutto questo, in un viaggio che parte dal mio cuore indurito per andare a trovare voi, miei lettori, e continua salendo (o scendendo, che dir si voglia) fino agli incalliti anticristiani ed ai furiosi clericali, passando anche per gli eretici e  dagli scismatici, per i violenti in parole ed atti, da tutti gli uomini insomma, conscio che anche coloro che vogliono il male sono costretti a servire il Bene, non posso che dire ed augurare una sola cosa a tutti quanti, ai giusti ed agli ingiusti, ai buoni, ai mediocri ed ai cattivi, a tutti gli uomini insomma: buon Natale del Signore, che Lui ci benedica e porti presto a termine questo tempo di tribolazione.

“Gioisci, figlia di Sion,/ esulta con tutto il cuore, Israele,/ e rallegrati con tutto il cuore, figlia di Sion!” (Sofonia 3,14)

 

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Quel che il Papa non è (o è)

Scrivo questo post per chiarire alcune cose che ormai si sentono in giro, e che sembrano voler minare la Santa Dottrina attribuendo al Santo Padre poteri e diritti che, in effetti, non ha. Chiedo a voi, lettori, di perdonarmi se questo articolo potrà sembrare “banalotto” ad alcuni, ma è necessario ribadire sempre la Dottrina della Chiesa di sempre, per essere più consapevoli del ruolo del Vicario del Cristo e combattere facili clericalismi (o anticlericalismi).

Il Papa non è il successore di Cristo. Sempre più spesso si sente dire che il Papa è “il successore di Cristo”, ma questa proposizione, oltre ad essere teologicamente scorretta, è intrinsecamente sbagliata: il Romano Pontefice, infatti, è il vicario di Cristo, non una Persona della Santissima Trinità o una “reincarnazione” del Nazareno. Vocabolario Treccani alla mano, il vicario è “chi esercita un’autorità o una funzione in sostituzione o in rappresentanza di altra persona di grado superiore. Con questo valore è stato, nell’antichità e nel medioevo, titolo di funzionarî e pubblici ufficiali”. Quindi, in altre parole, il Papa fa le veci del Cristo ed esercita la sua autorità temporaneamente ed in assenza (fisica) del Signore, non certo è un Suo successore. Casomai, il Pontefice è successore di Pietro, il che però è ben diverso.

Il Papa non può “inventare” dogmi (e, va da sé, non può cambiare o annullare dogmi). Quella del Papa che può “inventarsi” i dogmi è una palese bugia, dura tuttavia a morire e che, anzi, sta divenendo sempre più radicata: il Papa, infatti, ratifica ed afferma i dogmi di fede, i quali però non sono invenzioni della sua mente, frutto di una elaborazione teologica o dottrinale più o meno dotta, bensì devono essere in armonia con la Dottrina (quindi la Scrittura, la Tradizione ed il Magistero precedenti) e devono basarsi sull’assunto del “ciò che sempre ed in ogni luogo è stato creduto”; in altre parole, il dogma è una constatazione di una realtà spirituale e morale, non un’astrazione frutto di un semplice ragionamento umano bensì una realtà concreta frutto della Verità rivelata, quindi eterna, immutabile e preesistente all’affermazione stessa del dogma (quindi, per fare un esempio, l’Immacolata Concezione non “inizia” nell’Ottocento, ma si tratta semplicemente del prendere atto di una verità di fede creduta fin dall’inizio ma all’epoca soggetta a disputa teologica e, nei fatti, sempre esistita). Allo stesso modo, dato che (come abbiamo visto) il Papa non è successore del Cristo (e quindi un nuovo signore del Sabato, quindi legislatore divino) e non può inventare dogmi, allo stesso modo non può neppure negare le verità in materia di fede e di morale; qualora lo facesse sarebbe eretico e scismatico e, Codice di Diritto Canonico alla mano, scomunicato.

Il Papa non è un semplice “primus inter pares”. Sebbene il Papa sia (anche) il vescovo di Roma, non è semplicemente un vescovo “più potente”, con maggiori ruoli decisionali e di responsabilità: si tratta infatti pur sempre del vicario del Cristo, colui che ha il compito di confermare i fratelli nella Fede (quindi, di ribadire la Santa Dottrina e di proporla, diversa nel linguaggio ma uguale nel contenuto in quanto eterna, nei diversi tempi) e che è infallibile nei pronunciamenti ex cathedra (cioè quando esercita il suo ruolo di Pastore e di Dottore Universale della Chiesa cattolica) in materia di fede e di morale. Quindi non solo il Pontefice ha il compito di dirimere le dispute all’interno dell’episcopato, ma anche di indicare la via della fede e di ribadire ciò che in ogni tempo ed in ogni luogo è stato creduto nella Chiesa cattolica. La tendenza a considerare il Papa come un semplice “super-vescovo” non appartiene, infatti, alla Chiesa, bensì deriva dall’ambiente ortodosso (che, con la sua sinodalità, rifiuta la presenza di un’autorità centrale e riconosce soltanto patriarchi più o meno autorevoli e basta) o protestante (in cui perlopiù proprio non esiste una figura di riferimento, nemmeno all’interno delle singole confessioni).

Il potere del Papa non è assoluto. Come si è visto, il potere del vescovo di Roma (specie in materia di fede e di morale) non è assoluto quindi, bensì sottostà a precise limitazioni di natura teologica e morale. Quindi, se il Pontefice è per definizione un monarca assoluto in quanto sovrano della Città del Vaticano, nella realtà è vincolato a ben precisi obblighi e doveri, specialmente per quanto concerne il suo ministero particolare.

I pronunciamenti del Papa non sono tutti infallibili o magisteriali. Se è vero che il Magistero straordinario (i dogmi in materia di fede e di morale) è infallibile, quindi sempre vero e da tutti deve essere creduto ed obbedito, e che il Magistero ordinario è comunque sia merito di riverenza e di ubbidienza (sebbene non sia necessariamente corretto o infallibile), tutto ciò che esula da questo contesto (specialmente per quanto riguarda interviste, libri ed insegnamenti quale “dottore privato” e non come Dottore Universale della Chiesa) di conseguenza non appartiene al Magistero petrino. Pertanto tutto ciò che esula dal magistero petrino (quindi sostanzialmente ciò che va oltre le encicliche, i pronunciamenti ex cathedra, le lettere pastorali o la predicazione orale), pur con tutta l’obbedienza ed il rispetto che deve essere tributato al vicario del Cristo, può essere legittimamente ed educatamente criticato, senza per questo doversi sentire (o essere) meno cattolici o scomunicati. Questa osservazione è rivolta a coloro che ritengono, specie in ambienti clericali, che l’autorità del Papa sia illimitata e che, quindi, sia necessario obbedire supinamente a qualsiasi dichiarazione (spesso riportata da fonti non ufficiali) del Pontefice, quando in realtà non è vero.

Il Papa non deve piacere al mondo. Quest’ultimo punto vuole essere di critica a coloro che giudicano il “successo” di un papato in base a quanto piace o non piace alla gente: a prescindere dal carisma e dalla personalità di ciascun Pontefice, non è questo il metro di paragone. Il Papa, infatti, è vicario del Cristo, e quindi tanto più sarà riuscito a confermarei fratelli nella fede ed a indicare la retta Dottrina (svolgendo quindi non solo i compiti propri dell’episcopato, a cui ancora appartiene, ma anche quelli propri del ministero petrino) tanto più avrà avuto successo; il mondo, infatti, di suo è dominio di Satana, e non vuole altro che la dissoluzione della Chiesa cattolica. Più importante del l’approvazione del mondo è, per qualunque cattolico, la ricerca di quella di Dio, e questo vale ancor di più per il Pontefice; pertanto, non ci si può basare su criteri mondani per definire il “successo” o il “fallimento” di un papato, ma quanto questo è stato attinente al suo ministero. In sostanza, il compito del vicario del Cristo non è quello di piacere al mondo, ma quello di confermare i fratelli nella Fede e di fare le veci del Signore in attesa del Suo ritorno, Signore che fu crocifisso proprio dal mondo e che il mondo vuole vedere annientato.

Clericalismo franceschista

La Chiesa ha affrontato, nel corso dei secoli, non solo le più grandi eresie e scismi ma anche i più disparati atteggiamenti, movimenti politici e clericali al suo interno, i quali si prefiggevano (o prefiggono, dato che alcuni, apparentemente morti e sepolti da tempo, periodicamente rifanno la loro comparsa, spesso accompagnati da ipotesi teologiche à la mode al limite dell’eresia, se non l’hanno già oltrepassato) di piegare la Sposa del Cristo ai loro interessi e non, invece, mettersi al servizio della stessa. In questo gioco di forzature, di intrighi politici e di gare a chi manda il proprio cervello all’ammasso più in fretta possibile e per i motivi più disparati, spesso secondo la formula guareschiana dei trinariciuti, che oggi dicono una cosa e domani ne dicono un’altra per compiacere al partito (in senso lato, ovviamente), ci sono due categorie che sono altamente diffuse oggigiorno e che rappresentano alla fine due facce della stessa medaglia: da una parte abbiamo l’anticlericalismo, che vede nel clero cattolico la fonte di ogni male e di ogni problema, invocandone la distruzione o, peggio ancora, l’adattamento al profano e la dissoluzione nel mondo; dall’altra il clericalismo, vera e propria idolatria di questo o quel personaggio o movimento interno alla Chiesa, spesso sfociante in estremizzazioni del pensiero stesso e nell’odio e nell’ostracismo verso chiunque non professi a chiare lettere il medesimo “affetto” nei confronti dello stesso soggetto. Il primo è un fenomeno prevalentemente secolare, il secondo è un fenomeno prevalentemente cattolico, ma il risultato è il medesimo: entrambe sono forze che, schiacciando da fuori e tirando da dentro, cercano di nullificare la Chiesa adattandola al proprio pensiero, talvolta senza rendersene conto. Detto questo, c’è però un tipo di clericalismo particolarmente virulento e pernicioso, molto diffuso ed, ormai, piuttosto incancrenito, che io chiamo”clericalismo franceschista”.

Questa forma di clericalismo si è affermata sin dai primi giorni del pontificato dell’attuale Papa, ma in realtà ha radici ben più profonde: sorge dal desiderio non di conformarsi alla Chiesa ma di conformare la Chiesa a sé stessi. Guarda caso, infatti, questi “slanci d’amore” non sono rivolti tanto verso il soggetto di queste passioni; al contrario, sono spesso onanistiche chiusure in sé stessi, in cui si cerca il compiacimento degli altri e non di fare, invece, un po’ di sana autocritica confrontandosi con il soggetto di queste pulsioni. Il clericalismo franceschista, però, ha un asso nella manica rispetto al normale clericalismo: complice anche l’ambiguità (vera o presunta) di certe parole ed atti dell’attuale Pontefice, può appoggiarsi non solo sui tradizionali baciapile ma anche (e soprattutto) su nemici storici della Cattolica. Basti pensare, ad esempio, a Scalfari, ieri nemico giurato di ogni forma di credenza ed oggi più papista del Papa, passato nel volgere di una sola intervista (manipolata o meno non è dato sapere) da furioso anticlericale a mite clericale. Quindi, il clericalismo franceschista, godendo anche del supporto di certi elementi, gode anche (per estensione) del supporto del mondo, dal momento che costoro ben rappresentano quest’ultimo e sono, anzi, spesso a capo dei movimenti politici e dei mezzi d’informazione che lo controllano; quindi, a differenza del “tradizionale” clericalismo, a volte talmente spinto da essere ridicolo e da difendere l’indifendibile, il quale ben si presta ad essere ridicolizzato dal mondo oltre che dagli stessi fedeli, il clericalismo franceschista è “alla moda”, “va forte” e, soprattutto, non porta ad alcuna ostracizzazione da parte di una società sempre più anticristica ed anticristiana; al contrario, suscita nel fedele medio e nel neo-pagano da bar un moto d’istintiva simpatia. Simpatia che, però, mal cela il compiacimento per una Chiesa che, spesso solo nella mente di costoro, “finalmente” si adegua ai loro desideri, anziché il contrario (come dovrebbe essere).

Detto questo, che spiega come sin dalla sera dell’elezione al Soglio pontificio di Jorge Mario Bergoglio buona parte del mondo si sia scoperta “cattolica” dopo aver per anni, se non decenni o persino secoli, auspicato la distruzione della Chiesa, bisogna notare che i primi, per ovvi motivi, a soffrire di clericalismo franceschista sono proprio gli stessi membri del clero, e per ben precise ragioni. I quali, fino a ieri, facevano ciò che volevano nella liturgia (e, talvolta, anche nella pastorale, indicatore di ciò che avviene nella Dottrina peraltro) nonostante l’esempio pontificio, anzi ignorandolo a bella posta se non proprio contestandolo bellamente, sfruttando episcopati ed organi di controllo talvolta compiacenti verso questi atteggiamenti, più spesso nullafacenti e latitanti; oggi, invece, continuano a fare questo grazie a ciò che viene fatto in San Pietro, usando gli atti del Pontefice come clave contro chiunque abbia qualcosa da ridire contro certi “estri” e certe affermazioni. Il problema più grave, però, è che fino a ieri costoro non potevano contare sulla scusa del “ma lo fa anche il Papa”, bensì soltanto lanciare strali ed accuse di discriminazione per poi fare comunque come li aggradava, mentre oggi lo fanno anche se non potrebbero (ad onor del vero il Romano Pontefice può derogarsi dalle disposizioni canoniche, anche se questo è, per ovvi motivi, “sconsigliato”; gli altri, no in ogni caso) adducendo un adeguarsi alle “nuove usanze” pontificie, quando in realtà hanno fatto questo per anni ed anni, infischiandosene invece di chi, proprio in ossequio al culto divino, insisteva a dare il buon esempio!

Capite il giochino, non nuovo nella storia ma che si ripropone prepotentemente nel “clericalismo franceschista”? Non si tratta di trarre insegnamento dal Magistero del Pontifice regnante (allo stato attuale molto ridotto, peraltro), bensì adeguare questo alle proprie paturnie ed alle proprie ideologie: dalla “riscoperta” di mons. Antonio Bello (sui cui aspetti più scandalosi e, se vogliamo, perversi, come la Madonna in costume da bagno, la vulgata clericalmente corretta glissa senza pudore) a ritualità che non hanno motivo di esistere al di fuori di San Pietro, passando per le continue citazioni di Francesco nelle omelie, tutto è funzionale a questa che, ad un occhio vigile, sembra riconducibile ad una enorme operazione di marketing nelle realtà parrocchiali anziché (tranne poco casi) un reale ossequio al Papa. Un mero fenomeno di moda e di (mal)costume, insomma, che ben poco ha a che spartire non solo con un reale ossequio del Magistero pontificio ma anche con una sana prassi ecclesiale.

Tutto ciò implica che il rispetto al Romano Pontefice che molti tributano, in realtà, non sia una forma di sana venerazione bensì di vero e proprio clericalismo. Clericalismo che però non nasce con Francesco: già c’era, e da sempre (probabilmente). Solo che i “creativi”, coloro che più che seguire il Ministero petrino in tutto lo seguono solo nelle parti che comodano perché adattabili al politicamente corretto (e, quindi, all’approvazione sociale in una società sempre più dichiaratamente ostile al cristianesimo in generale ed al cattolicesimo in particolare) e ad una loro personale interpretazione liturgica, dottrinale e pastorale, spesso ad onor del vero nemmeno coincidente con l’attuale corso, fanno quello che fanno non per un reale conformarsi allo stile del Papa: loro queste cose già le facevano, in barba al predecessore dell’attuale Pontefice. Quindi, alla fine della fiera, questo presunto “devozionalismo” verso la figura del Pontefice in realtà è verso la figura di Francesco più che verso il Ministero petrino in sé, e più per ragioni di marketing e di quieto vivere che non di “pastorale” e di “scelte coraggiose” (le quali scelte coraggiose, oggigiorno, sarebbero seguire le disposizioni liturgiche e dottrinali in tutto, convertendo sé stessi e non pretendendo che la Chiesa si converta al proprio ego), in una Chiesa che (almeno in alcuni ambienti, non tutti per carità) va sempre più a braccetto col mondo e ha paura di porsi come segno di contraddizione verso questo.

Radicalismo universitario

Ho visto alcuni giorni fa i libretti appena distribuiti dal Collettivo di Scienze degli Studenti di Sinistra nelle università della mia città: un coacervo di odio e calunnie anticattoliche, mascherato sotto una patina di (apparente) liberalismo che in realtà è soltanto radicalismo ed antagonismo fine a perseguire determinati scopi di una determinata ideologia. Ma d’altronde questa è l’essenza dei movimenti anticristiani di oggi: vecchi movimenti ideologici e totalitari (quali fascismo e comunismo) camuffati in nuovi movimenti ideologici e trasfigurati in radicalismo di massa. Chiariamoci: io sono contrario sia al comunismo che al fascismo, ed ai loro derivati. D’altronde, per quanto mi riguarda, che certi movimenti siano “rossi” o “neri” la matrice è la stessa: l’odio contro Dio, contro la Chiesa e, come vedremo, alla fine della fiera contro l’uomo stesso. Ma non si può neppure far finta che soprattutto i “rossi” (in particolar modo i loro eredi post-’89) siano, e non a caso, ben inseriti e radicati nell’ambiente universitario, specie in certe facoltà.

Ma partiamo per gradi: è un fatto incontestabile che le università, a partire dal Dopoguerra (anche se l’apice è stato raggiunto, ovviamente, negli anni seguenti le contestazioni studentesche sessantottine e settantottine) siano in mano alla sinistra, specialmente all’estrema sinistra radicale di derivazione comunista. Questo è vero specialmente per le facoltà scientifiche, dove spesso all’interno degli stessi corsi si trovano (ideologicamente ed a torto) contestazioni contro la Chiesa stessa, effettuati da professori o, più spesso, da studenti. Non stupisce, quindi, questo clima di anticlericalismo della domenica interno al mondo dell’istruzione mainstream, che affonda le sue radici alla fine dei conti in un comunismo che, dopo l’89 ed il crollo del Muro, si è riciclato in radicalismo di massa. Radicalismo che ha fra i suoi campioni, ovviamente, i Radicali, ma non solo: infatti, si tratta di una tendenza sociale ormai incancrenitasi nella continua secolarizzazione e nel ripudio dei valori cristiani da parte della società occidentale. Quindi, se è sbagliato ritenere che il comunismo (ormai ridotto a quattro gatti, guarda caso però ben inseriti all’interno delle manifestazioni e delle contestazioni studentesche) sia oggigiorno la colonna portante di questo anticlericalismo da operetta e del radicalismo e della secolarizzazione di massa, che affonda le sue radici è vero da una parte nel materialismo dialettico marxista ma dall’altra anche nel nichilismo nietzschiano, è altrettanto sbagliato non voler riconoscerlo come alla base di questi fenomeni ed espressione di un malessere che ha portato la società in cui viviamo a ripudiare Dio e la Sua Chiesa.

Fatte queste premesse, però, vorrei soffermarmi sulle varie offese e calunnie contro la Cattolica riportate dall’opuscolo, e confutarle; vorrei anche esaminare il linguaggio con cui vengono portate simili accuse, linguaggio che, come ho già avuto modo di sottolineare in passato, è alla base per cercare di convincere credenti più o meno tiepidi ad andare ad ingrossare le fila di movimenti e culti che di cattolico non hanno niente.

Cito l’opuscolo nei punti salienti, vero concentrato di radicalismo e di intolleranza (democratica, ovviamente) contro i cattolici:

Il rapporto della Chiesa Cattolica Apostolica Romana [non sia mai che venga confusa, che ne so, con quella valdese-N.d.R.] con i cittadini italiani è quello di annichilite l’individualità, e quindi il libero pensiero, attraverso un assoggettamento delle masse tramite un inculcamento forzato dei valori cattolici nei primi mesi di vita”

Questa parte è un piccolo capolavoro, che quasi si commenta da solo: detto fuori dai denti, il cattolicesimo è in buona sostanza una dittatura che prevedere che i bambini vengano indottrinati fin dai primi mesi di vita. A partire da questo, l’attacco fa acqua da tutte le parti, in primis per quanto riguarda l’approccio nichilista-relativista che sta alla base di questa visione: se tutti devono essere liberi di pensarla come vogliono e non deve essere impedita la loro volontà di pensare, e fare, ciò che pare a loro, per quale motivo ai cattolici deve essere impedito questo? Perché, se tu non hai valori (al di fuori di quelli, contraddittori, rossi) io non devo averne? Non è forse questo la dittatura, cercare di appiattire tutto su valori decisi dal regime politico, a sostituzione di quelli di Dio e della stessa natura umana? Tra l’altro, infatti, qui si parla di “valori cattolici”: ma questi valori, di suo, non esistono. Non esistono perché sono, anzitutto, valori umani: i “valori cattolici” (seguitemi bene) non sono una esclusiva in senso stretto dei cattolici, perché sono basati sulla legge morale naturale inscritta da Dio nel cuore di ogni uomo. Certo, non sono le virtù teologali ed i doni dello Spirito Santo, ottenuti col battesimo e confermati (nomen omen) con la Confermazione, però è sufficiente affermare che qualunque uomo, a prescindere dal sesso, dalla nazionalità, dalla lingua, dall’etnia e dalla provenienza geografica può capire cosa sia il bene e cosa sia il male. Ché poi, è questo alla base del riconoscimento, da parte della Chiesa, della natura condivisa dell’umanità: tutti pecchiamo, tutti possiamo fare il bene e possiamo fare il male, tutti possiamo essere salvati dal sacrificio del Cristo. Non esiste una umanità di serie A ed una di serie B; e infatti, queste correnti sono oggi fintamente democratiche ma, finché hanno potuto, hanno abbracciato il razzismo e la discriminazione (basta vedere la Russia comunista, ad esempio), considerando gli allineati al regime come cittadini di serie A ed i credenti (cattolici ma non solo) come cittadini di serie B, anche biologicamente più stupidi ed inetti. Infine, l’ultima perla: la critica all’educazione cattolica, la quale “inculca” questi valori (meglio sarebbe dire la religione, ché come si è appena visto alla fine i cosiddetti “valori non negoziabili cattolici” non appartengono, in modo solo apparentemente paradossale, soltanto ai cattolici ma all’umanità in quanto tale) ai bimbi. In sostanza, il genitore cattolico non deve essere libero di educare i figli come vuole; quello “rosso”, invece, sì. Non c’è forse una sostanziale discrepanza in questo? Vorrei chiedere a lorsignori: voi, per coerenza se non per bontà, allora eviterete di inculcare nei vostri figli i vostri pseudo-valori (in quanto in contrasto proprio con i valori propriamente detti di cui sopra) facendoli, che so, andare a Messa qualora i bimbi manifestassero il desiderio di andarci? O magari non educherete i figli ai vostri pseudo-valori, spingendoli contro la Chiesa ed educandoli in un certo modo? Tra l’altro, è da notare la lagna nel paragrafo successivo contro la revisione del Concordato dell’84, e non a caso: infatti, ci si lamenta di come, nonostante la revisione, la morale cattolica e la fede cristiana permeino ancora la società (o almeno, siano ancora relativamente presenti), togliendo spazio a lorsignori.

Si passa poi ai vari “privilegi” della Chiesa cattolica (“a danno del cittadino italiano”, ovviamente, come se i cattolici non fossero legittimi cittadini italiani essi stessi, magari di diritto anche più di lorsignori), ovviamente iniziando dal denaro (chiaramente, pecunia non olet e la sinistra di derivazione marxista ha fatto dell’invidia per il denaro altrui, camuffata da difesa dei diritti dei più poveri, la propria bandiera):

Per un paese laico è vergognoso che un’istituzione religiosa gravi sul bilancio dello Stato, attraverso l’Otto per Mille (circa un miliardo), l’esenzione dall’IMU-TASI (circa 600 milioni) e l’insegnamento della religione cattolica [segue link al sito di una nota associazione di atei ed agnostici razionalisti, che ovviamente mi guardo bene dal riportare per decenza]

Questa tecnica di attacco è doppiamente falsa: non solo perché, ad esempio, lorsignori fingono che l’esenzione dell’IMU-TASI riguardi soltanto la Chiesa cattolica quando, in realtà, si riferisce a qualunque luogo di culto o sede di associazione non a scopo di lucro (incluse anche quelle non cattoliche e non cristiane; ad esempio, anche moschee e sinagoghe sono esentate dal pagamento della tassa), ma poi costoro si “dimenticano” di nuovo che Stato laico non significa lo Stato ateo che loro agognano, quindi che pure i cattolici italiani sono cittadini a pieno diritto e, pertanto, possono destinare l’Otto per Mille (tassa obbligatoria ma con selezione volontaria del destinatario: chi non sceglie poi non può lamentarsi con lo Stato se questi ripartisce tale cifra in modo proporzionale tra i vari enti che ne beneficiano) a chi vogliono. Infine, notare come l’insegnamento della religione cattolica venga messo tra le “vergogne” dello Stato laico, “dimenticandosi” che non solo si tratta di un insegnamento opzionale, ma che dovrebbe (e qui lo ammetto, purtroppo spesso si tratta solo di lezioni di educazione civica e non di religione cattolica, da riformare il più presto possibile perché, spesso, alloggio di professori volenterosi ma che non insegnano ciò che dovrebbero insegnare) riflettere le, innegabili, radici cattoliche del nostro Paese, arricchendo culturalmente lo studente ed insegnando qualcosa di più sulla società in cui vive; dette radici, fino all’Unità d’Italia, hanno non solo permeato il vivere comune di molte Regioni ma anche, e soprattutto, lo sviluppo dell’arte, della scienza e della storia della nostra nazione. Radici che è impossibile non considerare e valorizzare per capire determinati fenomeni; ma, se qualcosa ci insegnano i regimi ‘900, le ideologie politiche (specie le più perniciose) vivono sulla negazione del passato e dei veri valori, da sostituire con i propri, a misura “d’uomo” (in realtà del potere al governo, della sua ideologia e, infine, di colui che ispira certi scempi).

Riteniamo inoltre inammissibile che […] lo Stato e gli enti amministrativi elargiscano ogni anno finanziamenti alle scuole private (che dovrebbero essere “senza oneri per lo Stato” […]), per circa il 65% cattolicamente orientate, un ammontare di circa 500 milioni di euro.”

Ecco di nuovo il nocciolo della questione: soldi ed educazione. I primi invidiati e desiderati più di ogni altra cosa al mondo (d’altronde è una logica conseguenza, dato che il radicalismo e, prima ancora, il marxismo, nascendo da una forma di materialismo dialettico, non possa che concepire la realtà sociale come una compravendita), la seconda da egemonizzare col pretesto della laicità e della libertà per sottomettere il cittadino alla volontà di chi sta al comando. Esaminiamo, però, anzitutto l’ideologia che sottostà a tutto questo, cioè pretendere che l’educazione sia soltanto in mano allo Stato. Esattamente come nei vari regimi totalitari, questo significa delegare allo Stato non solo il suo compito istituzionale ma, anche, quello educativo; in altre parole, significa che lo Stato acquisisce la capacità di decidere, lui, cosa sia giusto o sbagliato, infischiandosene della realtà e della verità. In modo ideologico, insomma. Peggio ancora, acquisisce la facoltà di imporre a tutti la propria visione del mondo; e qui si tocca realmente il fondo rendendosi conto che, al di là di tutte le buone intenzioni, questo è raggiungibile (affatto paradossalmente) solo con il togliere l’educazione dei bambini ai genitori e derogare la trasmissione dei valori alla scuola (pubblica e laicista, of course), esattamente come avveniva sotto le dittature. Come ottenere questo risultato? Semplice: non tanto potenziando (e rendendola realmente educativa, elevandola dalla fogna ideologica in cui si trova adesso) la scuola statale, bensì togliendo i finanziamenti alla scuola paritaria (anche qui, che monelli: scuole paritarie e scuole private non sono la stessa cosa, tanto che le prime hanno a pieno diritto l’accesso ai fondi statali, essendo pubbliche, senza per questo violare alcun articolo costituzionale, a differenza delle seconde), rendendola in pratica accessibile (adesso sì) soltanto ai più ricchi. In altre parole, per ideologia si arriva a compiere, scientemente ed infischiandosene dell’educazione dei più giovani a favore della politica, una vera e propria discriminazione: discriminazione nei confronti dei genitori, i quali non possono più educare i propri figli nel modo che più aggrada loro, esercitando la patria potestà ed i propri diritti e doveri sino in fondo. Col sistema che vorrebbero lorsignori, invece, soltanto i più ricchi potrebbero permettersi l’accesso alle scuole paritarie, a questo punto ormai de facto praticamente private; tutti gli altri, al contrario, dovrebbero soltanto mangiare a forza la minestra scodellata loro dallo Stato o saltare dalla finestra (leggasi: fare la fame sul serio, per permettere ai pargoli di studiare e di ricevere una formazione, umana oltre che accademica, come interessa loro, come è loro diritto infine). Per quanto riguarda, invece, l’investimento pubblico sulle scuole paritarie, i numeri parlano da soli: nel 2009, la scuola statale mangiava qualcosa come 54 miliardi di euro alle finanze dello Stato. Al contrario, le scuole paritarie (e costoro, da bravi ideologi quali sono, “dimenticano” che, grazie a tagli e varie “spintarelle” di questa o quella parte politica, queste oggi ricevono solo 233 milioni di euro in totale, tra cattoliche e non) ricevevano in quello stesso anno solo 530 milioni di euro; una cifra apparentemente alta, se non consideriamo che a) si sta parlando dell’1% del bilancio totale dell’istruzione, quindi una cifra irrisoria a fronte del gorgo della scuola statale b) con questo sistema la scuola paritaria, nel solo biennio 2009-2010, ha fatto risparmiare allo Stato qualcosa come 5,4 miliardi di euro. In altre parole, lo Stato ha risparmiato dieci volte tanto quanto ha investito; questo perché l’onere statale per l’educazione di un bimbo in una scuola paritaria è di 2960 euro, a fronte dei 7500 euro (oltre il doppio) della scuola statale. Quindi, non c’è reale volontà di far quadrare i conti dello Stato, dato che questo vorrebbe dire, invece, aumentare gli investimenti nella scuola paritaria, ma ci sono solo motivazioni dettate dal pregiudizio anticattolico alla radice di queste dichiarazioni.

[…]il clero gode de facto dell’immunità giuridica nei confronti della legge italiana, garantita dalle immunità concordatarie che ostacolano le indagini e dalla protezione fornita dal potere degli altri prelati.”

Questa è una palese bugia: i sacerdoti ed i vescovi sono anche cittadini dello Stato italiano, pertanto sono soggetti anche alla legge italiana. Eventuali “coperture” di crimini, o simili, sono infatti spesso imputate (giustamente) come favoreggiamento. Tuttavia, allo scopo di presentare la Chiesa italiana come un’idra a più teste,è strumentale anche la polemica contro le (presunte) immunità del clero (“dimenticandosi” tra l’altro che certi prelati, quali ad esempio i nunzi apostolici, sono veri e propri diplomatici, che godono quindi a diritto dell’immunità diplomatica). Infatti, presentando il clero cattolico come una realtà opulenta, ingerente e che, peraltro, può permettersi di violare tranquillamente le leggi senza conseguenze, si cerca di far passare l’ideologia per cui il radicalismo è il bene ed il cattolicesimo è il male, “dimenticandosi”, ovviamente, che le cose sono diametralmente opposte, procedendo il primo dal mondo e da una visione ideologica della realtà (e, quindi, per sua natura intrinsecamente sbagliata).

Per quanto concerne i diritti fondamentali del cittadino, la Chiesa si impone con atteggiamenti moralisti e dogmatici che costituiscono un muro nello sviluppo della legislazione italiana in merito ai traguardi recenti della medicina (come la fecondazione assistita e le cellule staminali, l’aborto e l’eutanasia), la questione dell’obiezione di coscienza e la questione delle coppie di fatto.”

Eccoci qui, finalmente, al motore ideologico di tutto il discorso: la Chiesa impedisce il progresso dell’umanità. Per dimostrare questo, anzitutto vengono presentati come diritti (senza doveri, quindi falsi) cose che non lo sono: aborto, eutanasia, coppie di fatto e fecondazione assistita non sono e, lorsignori si mettano il cuore in pace, non saranno mai considerati tali da chiunque abbia un minimo di cervello funzionante. Anche qui, tra l’altro, vengono mescolate cose diverse: ad esempio, si parla di cellule staminali in toto, quando la Chiesa è contraria solo all’utilizzo delle cellule staminali embrionali, le quali vengono prodotte distruggendo embrioni umani appositamente fabbricati in laboratorio. Tra l’altro, è stato dimostrato che dette cellule embrionali possono provocare tumori, dato che sono soggette a mutazioni e possono facilmente iniziare a moltiplicarsi in maniera incontrollata, causando più danni di quelli che si vorrebbero curare; tuttavia, per i pasdaran radicali, dato che l’embrione non è un essere umano, questo significa che deve essere sfruttato e modificato come più aggrada l’uomo, indipendentemente dai benefici o dai costi. Oltre a questa palese mistificazione, saltano però all’occhio due cose: la prima è il mescolare cose oggettivamente diverse (procedure mediche o pseudo-mediche con istituti giuridici come le coppie di fatto e con questione di morale pubblica come l’obiezione di coscienza); la seconda di come la Chiesa venga accusata di “atteggiamenti moralistici e dogmatici”.

Partendo dal secondo punto, chi ha “atteggiamenti moralistici e dogmatici” non è certo la Cattolica: il dogma cattolico (e, più in generale, la Santa Dottrina), infatti, non è un’ipotesi teologica, il frutto di uno sforzo mentale o una pia astrazione, ma rappresenta un dato di fatto; i dogmi, e le verità in materia di fede e di morale, sono constatazioni della realtà. Che procedono sia dalla Rivelazione divina sia, per quanto attesta l’etica e la morale, anche dall’osservazione della natura umana: la Chiesa, infatti, per sua stessa natura è sempre stata grande ed attenta osservatrice dell’uomo, delle vette che può raggiungere e degli abissi in cui può sprofondare. Cercare di ridurre i “valori cattolici”, di cui abbiamo già parlato, ad una esclusiva ipotesi teologica interna alla religione cattolica e non, invece, come base di partenza per qualsivoglia discorso compiuto sulla natura umana alla fine non può che portare prima alla negazione degli stessi, poi della dignità umana (che si sviluppa su detti valori, che sono inscritti nel cuore di ogni uomo ed a cui ogni uomo può liberamente scegliere se obbedire o violare) ed infine, in una parabola discendente sempre più oscura, dell’umanità stessa. I dogmi, i valori non negoziabili e, più in generale, tutto il corpus della fede e della tradizione cattolica non sono, quindi, dottrine disincarnate, prive di ragionevolezza ed instaurate dall’arbitrio di questo o quel prelato: al contrario, proprio perché si rifanno all’Eterno, sono oggettive, immutabili e ragionevoli. Tutto il contrario dell’ideologia, la quale invece parte da teorie e da mode a cui la realtà deve adattarsi; e se la realtà non si adatta alla teoria, allora tanto peggio per la realtà.

Il primo punto, invece, riguarda la retorica intrinseca in questi ragionamenti e si collega direttamente a ciò di cui ho appena parlato: il tentativo di accomunare cose oggettivamente diverse fra loro (con balle palesi peraltro, vedasi il discorso delle staminali) nella speranza che l’interlocutore veda la Chiesa non come l’unica, possibile via per capire qualcosa di più sull’uomo e sull’ordine del mondo (in senso lato) che ci circonda, bensì come un ostacolo bigotto ed oscurantista che impedisce l’arrivo di, falsi e bugiardi, “diritti civili” anche qui in Italia, o al più li limita seriamente. Il problema retorico, tipico di tutte le ideologie, è proprio questo: mescolare mele con pere in modo insostenibile, per poi cercare, in nome dei proclami di partito o di corrente politica, di presentare la parte avversa come un ostacolo a… qualcosa. Tuttavia, la questione è sempre quella: lorsignori chiacchierano tanto di moralismo e dogmatismo, senza rendersi conto che la Chiesa invece è morale e dogmatica, mentre questi vizi sono, per loro stessa natura, incancreniti nelle ideologie che invece cercano di presentare come aperte ed a-morali. In altre parole, sono il secolarismo e la radicalizzazione di massa i nuovi puritanesimi, i cui assurdi dogmi (assurdi perché non procedenti da alcuna Rivelazione e, men che meno, dall’osservazione della realtà) sono metro di giudizio per tutto e tutti. Quindi, se nel cattolicesimo si condanna il peccato e non il peccatore, nel nuovo puritanesimo laicista e anticristico si osserva compiaciuto il peccato e si giudica il peccatore, con la conseguenza di favorire un meccanismo puramente demagogico, ideologico e, in ultima analisi, profondamente inumano.

Sebbene dal 1978 si riconosca (legge 194) il diritto della donna ad interrompere la gravidanza indesiderata, gratuitamente e nelle strutture pubbliche, la possibilità di non operare per il medico che avesse sollevato obiezione di coscienza rimane in vigore. La conseguenza di ciò è che ancora oggi abortire (ma non farsi prescrivere la “pillola del giorno dopo” [comunque abortiva-N.d.R.]) può essere una vera e propria impresa: in Italia il 70% dei ginecologi praticano l’obiezione di coscienza. Inoltre, nonostante i minori rischi per la salute della donna, la pillola abortiva RU486 in Italia è stata autorizzata soltanto nel luglio 2009 […].”

Eccoci ad un altro fulcro del ragionamento fintamente democratico ma in realtà totalitarista ai massimi livelli praticato da questi personaggi: la necessità di impedire l’obiezione di coscienza in caso di aborto. Tralasciando che i monelli in questione “dimenticano” che la donna non può abortire sempre e comunque, è chiaro il collegamento con i punti riguardo all’educazione: lo Stato decide su tutto, pure sulla coscienza e sull’educazione dell’individuo. Questo individuo quindi non è libero di fare, ad esempio, il medico secondo natura, cioè curando le malattie e non uccidendo esseri umani; no, nella mente di lorsignori deve sottostare all’inflessibile volontà dello Stato, volontà che alla fine è quella di questi individui. Pertanto, da una parte le persone devono essere trattate come delle monere, auto-deterministiche e, quindi, totalmente slegate l’una dall’altra, in grado di fare ciò che vogliono solo in base ai capricci ed alle mode del momento; dall’altra, devono sottostare al controllo totalitario di uno Stato che, comunque la si voglia mettere, pretende di decidere chi deve vivere e chi vuole morire (e, soprattutto, come deve vivere e come deve morire). Da una parte un libertinismo (e libertinaggio) sfrenato, dall’altro un controllo degno del Grande Fratello orwelliano, che vede nella libertà della persona (ma non in comportamenti di tipo anarchico, facilmente incanalabili e controllabili) e nella coscienza, anche religiosa, del singolo un ostacolo per affermare il proprio potere. Questi signori, in realtà apparentemente per la scelta o, per usare un termine anglosassone, pro-choice, in realtà alla fine non sono né per la scelta né per la libertà: l’unica scelta possibile è quella che indicano loro, e l’unica libertà quella di essere d’accordo con questi soggetti.

Infine, un appunto: è una menzogna il fatto che la RU486, e più in generale le pillole abortive, siano prive di rischi per la salute della donna, dato che in realtà si sono già registrati vari decessi e complicanze a causa di questi mezzi abortivi (vedi qui, qui e qui), ulteriore indicazione non solo dell’inumanità e dell’oscenità dell’aborto, vero e proprio crimine contro la persona, ma anche della mortalità di queste pratiche non solo (ovviamente) per il bimbo non ancora nato ma anche per il soggetto che abortisce, cioè la donna.

Altra grande battaglia civile contro le ingerenze della morale cattolica è quella per il diritto a disporre della propria vita e del proprio corpo, che si concretizza nella lotta per la legalizzazione dell’eutanasia e del testamento biologico.”

Vale la pena fermarsi un attimo a riflettere su questo punto: l’uomo che può disporre liberamente del suo corpo, come più gli aggrada. Questo, però, non solo è in contrasto col diritto, ma proprio con la natura umana: infatti, nessuno decide quando venire al mondo e come, pertanto nessuno ha il diritto di decidere quando andarsene. Lasciando stare la follia dell’eutanasia, che vede la vita “degna di essere vissuta” solo quando giovane e sana e non in quanto tale, il ragionamento di fondo è tremendo, e si basa proprio sulla visione di vita turbocapitalista che questi elementi dicono, a parole, di voler combattere (ma che, in realtà, produce denaro e, quindi, fa buon gioco all’avidità radicalista). L’uomo che non ha più dignità in quanto tale, essendo ad immagine e somiglianza di Dio, ma in quanto numero che produce: quando non produce più, deve morire senza rompere tanto le scatole a nessuno, inclusi parenti vari ed eventuali. Questo meccanismo inumano nichilista e che, in ultima analisi, nulla ha da invidiare ai progetti eutanasistici nazisti è un altro cavallo di battaglia di costoro: partendo dai casi limite, si arriva infine a determinare il potere assoluto dello Stato sul corpo dei singoli individui, distruggendo ogni reale possibilità di scelta invece che dandola, se non con le leggi attraverso la pressione sociale; infatti, anche senza camere a gas e similari, è ovvio che se disabili ed anziani vengono ostracizzati e manifestamente considerati inutili, saranno portati al suicidio legalizzato dalla Stato. Allo stesso modo, è evidente come questa follia sia, in ultima analisi, contraria alla libertà: libertà che non è disporre del proprio corpo come più aggrada (a questo punto, anche prostituirsi o vendersi come schiavo, ma pure non seguire alcuna legge in una anarchia folle, ha ragione di esistere) bensì di potersi rifiutare di entrare a far parte di questo meccanismo perverso, che mira a permettere l’uccisione di altri esseri umani (come già avviene con l’aborto) nell’unica ottica del guadagno e del risparmio, con le persone ridotte a numeri che producono utili.

Più avanti, inoltre, questi ideologi da strapazzo, ovviamente, accomunano l’eutanasia all’accanimento terapeutico, “dimenticandosi” convenientemente che si tratta di due cose ben diverse e su cui, nel secondo caso, la Chiesa non ha mai avuto nulla da ridire: si tratta, come detto sopra, del solito stratagemma di mischiare mele con pere per far passare messaggi fasulli ed inumani.

Infine:

La lobby vaticana continua ad ostracizzare i diritti più fondamentali all’autodeterminazione dell’individuo, nella scelta della maternità, della sessualità e della salute, in un’ottica di strenua difesa della morale cattolica e della vita in ogni stadio, con una sempre più ovina condiscendenza da parte delle istituzioni”.

A parte il fatto che non si vede da nessuna parte questa “ovina condiscendenza” delle istituzioni, sempre più anticattoliche e secolarizzate, ma da questo paragrafo emerge, in maniera probabilmente involontaria ma altresì evidente, una verità lapalissiana: l’odio di questi individui, prima ancora che per la Chiesa, nei confronti dell’uomo, mentre invece la Chiesa si batte (come ammettono essi stessi) a favore della vita in ogni suo stadio, dal concepimento fino alla morte. Questo, infine, è il nucleo dell’ideologia, “rossa” o “nera” che sia, come detto in partenza: l’odio prima che per Dio per l’uomo. Siccome però la Chiesa, su imitazione del Cristo, non può fare altro che amare l’uomo ed aborrire il peccato, ecco che lorsignori odiano la Chiesa, dato che mostra la piccineria e la mostruosa inumanità delle loro posizioni. In realtà, detto francamente, non è una battaglia tra chi vuole la libertà dell’uomo e chi vuole togliergliela: è una battaglia tra chi vuole distruggere l’uomo e tra chi vuole salvarlo. Per i primi l’uomo è una marionetta, un tumore che ammorba la Terra e che deve essere estirpato o, non potendo, controllato e manipolato, prima nelle coscienze e poi nella biologia; per i secondi l’uomo è ad immagine e somiglianza di Dio, possibile di salvezza e di conoscere e praticare il bene, dotato di una sua dignità in quanto tale. Tutto quanto si è detto, alla fine, procede da questo: dall’amare il prossimo come sé stessi e come Dio ci amato o fare l’esatto contrario. Pertanto, chiunque sia a favore della libertà, della coscienza, dell’uomo in definitiva non può che respingere queste ideologie, specialmente il radicalismo sempre più cancerogeno e blasfemo che, ormai, sta rivelando essere sempre più la pretesa dell’uomo di sostituirsi a Dio e, soprattutto, del distorcere la libertà nell’odio feroce di tutto ciò che è a Sua immagine con pretese di “democraticità” e di “progresso”.

Se questo è giornalismo

Oggi volevo continuare con la “trilogia del martirio”, ma nuovi ed importanti fatti meritano di essere esaminati e criticati nel dettaglio. Sto parlando del vergognoso, oltreché illegale ed immorale, tentativo di un famoso giornale nazionale (di cui non riporto il nome per non fargli pubblicità che non merita) di screditare la Chiesa gettando fango sui cattolici con l’ausilio di “false” Confessioni e con il supporto di pretenziosi (e venefici) interventi, tutti volti a mostrare la Sposa del Cristo come un’istituzione arcaica e confusa che deve aggiornarsi come vogliono loro. Spero però di essere perdonato se, prima di affrontare questo discorso, farò un paio di premesse.

Anzitutto, purtroppo è vero che una percentuale consistente (non dico la maggior parte, ma un numero affatto irrilevante sì) dei sacerdoti, dei vescovi e, più in generale, del clero cattolico ha delle proprie idee riguardo quali parti, se e quando seguire la Santa Dottrina, idee che spesso sfociano nell’aperta eresia e nello scisma (come dimostrano i fatti e le richieste delle purulente Conferenze Episcopali d’Oltralpe). Quindi non mi scandalizzo affatto se certi sacerdoti danno nel confessionale consigli ambigui o, nel migliore dei casi, risibili: sono figli dei seminari post sessantottini, in cui il protestantesimo viene presentato come il culmine della perfezione cristiana a cui aspirare, in cui i sacramenti e la Santa Dottrina sono dei meri accessori della salvezza (se non delle mere scocciature da abolire il prima possibile) e, magari, che sia anche una sciocchezza da poco credere o meno nella reale esistenza del Cristo. Non è colpa loro, è colpa di chi doveva vigilare e tirarli su nel modo migliore, e diciamocelo francamente non è neanche colpa del Concilio Vaticano II: la diffusione di pensieri e concetti eterodossi (se non per niente cattolici, o persino dichiaratamente anticristici) tra i ministri ordinati non è iniziata nel 1963, bensì proviene da eresie ed eretici mai sopiti e che covavano sotto le ceneri, talvolta nemmeno troppo ben mimetizzati all’interno della stessa Sposa del Cristo, aspettando il momento propizio non solo per mostrarsi a viso aperto ma anche per poter finalmente, dopo anni se non decenni di sotterfugi, prendere il potere nella Chiesa, anche contro l’espressa volontà dei Papi. E se i ministri ordinati in quanto ad amor di Dio e zelo apostolico non se la passano (nel complesso) bene, figuriamoci i laici: peggio che andar di notte.

In secundis, è chiaro che non si può chiedere a chi nasce tondo di morire quadrato: sto parlando di buona parte dei giornalisti italiani. Gente che, con poche lodevolissime eccezioni, ha passato gli ultimi anni non a condurre inchieste e a riportare i fatti, insomma a svolgere il servizio d’informazione che dovrebbero effettuare per lavoro, bensì a spargere veleno ed interpretazioni dei fatti, non solo contro la Chiesa ma anche contro politici di schieramenti “non graditi”, quando non apertamente odiati. Gente che non lasciava le opinioni agli editoriali ed ai commenti di (a volte presunti, nel migliore dei casi di parte) esperti, o che perlomeno aveva la buona creanza di celarle nell’esposizione degli articoli, macché: partigiani che si trastullavano nel mettere in ridicolo gli oppositori politici, religiosi e sociali, obbedendo alle direttive di questo e quel partito, con l’appoggio neppure troppo nascosto di esponenti e personaggi pubblici appartenenti a determinati schieramenti politici. E se pensate che io stia pensando anche a quotidiani come “Il Fatto Quotidiano” e a quelli del gruppo “L’Espresso” non vi sbagliate, perché è esattamente così.

Fatte queste premesse, però, ora si è realmente toccato il fondo: chiariamoci, non è una novità il dileggio della Chiesa e, soprattutto, dei Suoi ministri e dei Suoi sacramenti, “false” Confessioni sono state riportate anche altrove ed in altri Paesi e l’uso della macchina del fango mediatico per i propri scopi è ormai uno schifoso vizio incancrenito un po’ ovunque; ma ciò non toglie che si tratti di una vigliacca e fasulla operazione commerciale, utile da una parte a vendere più copie dei propri “quotidiani” (dato che non riportano notizie bensì opinioni, non vedo perché non virgolettare questo termine) e dall’altra a propagandare le false e bugiarde idee dei propri protettori politici, religiosi (o irreligiosi che dir si voglia) e sociali. Sto parlando, ovviamente, delle oscene “false” Confessioni pubblicate su quel famoso giornale nazionale che accennavo prima. Lo “schieramento” delle pagine contenenti questa “inchiesta”, che di inchiesta giornalistica non ha nulla ma soltanto della più becera propaganda anticattolica, si presentava così: prima una pagina con le solite sviolinate al Pontefice ed alle sue (vere o presunte) riforme, con commento velenoso e fintamente pietistico (quando non apertamente aggressivo) al fianco, poi “falsa” Confessione nella pagina dopo con, ovviamente, altro commento velenoso, quale quello di un divorziato “risposato” ad esempio. Tralasciando il fatto che io, anche cercandole col lanternino, queste file di gay, di divorziati “risposati” e di conviventi che, poveri piccini, vorrebbero ma non possono accedere alla Santa Comunione, e che pertanto sono costretti ad attendere fuori gementi in attesa che la Chiesa cattiva cattiva apra, oltre alle braccia, pure le gambe, non le ho mai viste, tanto da farmi credere fortemente che non si trattino di un “problema” reale (e non lo sono, dato che la Santa Dottrina è chiarissima in merito) ma soltanto di un escamotage politico di una certa parte, progressista quando non apertamente protestante ed eretica, che martella sia all’interno che all’esterno della Sposa del Cristo, ma in ogni caso come si fa non solo a dare credito a costoro, che non vogliono adeguare sé stessi alla Chiesa ma adeguare la Chiesa a sé stessi nel timore che questa abbia ragione sul loro conto, ma anche a cadere così in basso da pubblicare delle “false” Confessioni per cercare di denigrare i cattolici? A parte il fatto che potrebbe tutto essere tranquillamente falso per quanto ne sappiamo, dato che il sacerdote non può (per ovvi motivi) violare a sua volta il segreto confessionale, ma quanto bisogna essere squallidi per usare questi mezzucci per cercare di dare contro alla Chiesa? Quanto bisogna essere vili per scendere così in basso?

Ormai svanita la possibilità di argomentare le proprie posizioni anticristiche (argomentazioni per loro stessa natura irrazionali, dato che rifiutando Dio si finisce col rifiutare la logica; ma non è questa la sede per discuterne), i soliti laicisti della domenica si riducono sulle solite posizioni: il sacrilegio e la blasfemia. Non voglio affatto, ora, mettermi a fare paragoni con l’Islam (e, soprattutto, esponendo perché tali “giornalisti” non avrebbero mai osato trattare questi ultimi come fanno coi cattolici): sono sempre forme di populismo e di vittimismo che non mi appartengono. Però, è un fatto che quando si tratta di dare addosso alla Cattolica nessuno si senta mai in dovere di chiedere scusa, di ammetter i propri errori: dalla giornalista cattolica (“adulta”, è chiaro) che ha condotto le “finte” (che finte non sono, bensì sacrileghe) Confessioni al suo capo che l’ha spinta a compiere questo schifo, tutti si sono sentiti in dovere di difendersi, ma nessuno ha voluto scusarsi, nemmeno ipocritamente come solo i laicisti sanno fare.

E questo mi spinge a chiedere: fino a quando dovremo tollerare tutto ciò? Soprattutto, fino a quando i vertici della Chiesa taceranno riguardo a questi avvenimenti? E’ avvenuto un sacrilegio in piena regola, con l’aggravante dell’impugnare la Verità rivelata contro la Sposa del Cristo, però nessuno ha osato parlare, ad eccezione dell’encomiabile card. Caffarra; è questa la concezione di misericordia oggi imperante, un buonismo senza se e senza ma che non osa opporsi neppure alle offese più dirette e palesi a Nostro Signore?

Dobbiamo smetterla di comportarci da agnellini: dobbiamo prendere e cominciare a protestare, anche e sopratutto in sede legale. Deve essere, certamente, comunicato a tutti i coinvolti (anche e soprattutto alla giornalista responsabile , che si vanta di essere “cattolica adulta”) che sono scomunicati latae sententiae, però questo da solo non basta: devono essere denunciati per un procedimento penale per diffamazione, oltraggio al pubblico pudore e vilipendio alla religione, nonché all’Ordine dei Giornalisti per violazione del codice deontologico. A questa gente, mettendo da parte coloro che scambiano l’assenza di testicoli per mitezza e per misericordia l’assenza di fede, non deve essere permesso di offendere Nostro Signore impunemente: perché, se noi cattolici dobbiamo perdonare le offese dirette a noi, non dobbiamo per questo scusare quelle rivolte al Cristo