Gaiezza vescovile

Non sappiamo se qualcuno dei discepoli era gay o la Maddalena era una lesbica. Sembra di no perché molti sono passati tra le sue gambe.”

A leggere queste parole, sembra di sentir parlare un qualche rappresentante dei movimenti LGBT più estremisti, pronto a scagliarsi contro qualunque forma di cattolicesimo che abbia a questionare sulle sue richieste di “nuovi diritti” e simili scempiaggini. E invece no: questa frase, detta con un linguaggio da scaricatore di porto e con probabile sottinteso di malcelate fantasie suine, non è opera di qualche piccolo anticristiano che pensa di poter scandalizzare, o anche solo far arrabbiare, i cattolici fallendo miseramente; peggio, è stata pronunciata da un vescovo, mons. Juan Vincente Córdoba, peraltro presidente della Commissione per la vita in Colombia, in un convegno promosso dagli LGBT. Questo sì che la rende scandalosa, dato che a pronunciarla è non soltanto un vescovo, quindi tenuto ad obbedire al Cristo ed alla Sua Chiesa (cosa, purtroppo, sempre meno frequente), ma pure presidente di un organo che dovrebbe essere sempre contrario, proprio per questioni di fedeltà alla Sposa del Cristo, a queste idiozie. Ma il monsignore, non contento di questa prodezza, ci tiene a precisare:

Nessuna attrazione è male. Quando diciamo che un omosessuale è un peccatore, io direi che lo stesso si può dire, o non dire, di un eterosessuale. Io direi: i fratelli omosessuali quando si sposano hanno quello che noi chiamiamo fedeltà e formano i loro figli con amore.”

A parte il fatto che la prima domanda da rivolgere al monsignore dovrebbe essere “quali figli? Quelli comprati con l’utero in affitto sfruttando donne dei Paesi poveri, o quelli abusivamente adottati sottraendoli a famiglie composte da un padre e da una madre?”, ma poi che cosa vuol dire “nessuna attrazione è male”? Certo che gli omosessuali sono peccatori come anche gli etero, resta il fatto però che la sodomia (insieme alla pedofilia, alla bestialità ed a simili “prodezze”), e non l’omosessualità tout court, rientra nel peccato impuro contro natura, quindi uno dei quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio. Qui c’è poco da scherzare: se è vero che anche per un etero andare a prostitute, usare contraccettivi e darsi ai rapporti prematrimoniali è un peccato (e pure grave), vero è che nessuno di questi può qualificarsi come un peccato impuro contro natura, il quale è una spanna sopra. Il peccato impuro contro natura è proprio una violazione (e una violenza) nei confronti dell’ordine voluto da Dio e della natura umana, quindi non è sullo stesso piano di quello commesso da due ragazzi che “si danno alla pazza gioia”: è peggiore, molto peggiore. Se ne rende conto, il monsignore, della tremenda apologia del peccato (e che peccato, come se uno dicesse che uccidere chi ci sta antipatico o opprimere i più deboli andasse bene, anzi che si tratta di un progresso di civiltà buono e giusto) che sta compiendo? Probabilmente no, dato che prosegue:

Lasciamo scegliere ai bambini, non possiamo decidere per loro. Un bambino abbandonato per esempio, noi gli possiamo dare due papà o due mamme, dopo che hanno perso la loro mamma e il loro papà.”

Avanti col finto pietismo, cavallo di battaglia per gli LGBT e, più in generale, per chiunque difende una posizione sapendo di essere nel torto: poveri piccini, facciamo scegliere ai bimbi, soggetti che, proprio perché non sono maggiorenni, non possono essere soggetto od oggetto di diritto (e, quindi, non possono prendere queste decisioni legalmente). Anzi, magari facciamo scegliere per davvero ai più piccoli se avere una mamma ed un babbo, o se preferiscono avere due lesbiche o due gay che fanno finta di essere quello che non sono: sono certo che ne vedremmo delle belle. Soprattutto, sono certo che i bambini di cui sopra finirebbero per essere accusati di essere “omofobi” (qualunque cosa voglia dire), e quindi da rieducare a suon di falli di peluche e palpeggiamenti al limite della pornografia (e della pedofilia). No, monsignore, un bambino non può scegliere, e se lo facesse non credo proprio che Le piacerebbe la risposta: i bambini crescono bene solo in presenza di un padre e di una madre, perché così veniamo al mondo e solo così possiamo crescere bene, dato che solo l’uomo e la donna sono complementari fisicamente, mentalmente, psicologicamente e, perché no, spiritualmente. Dire al bambino che venire allevato da due uomini o da una coppia eterosessuale normale sarebbe la stessa cosa non solo è contrario a ciò che dice la Chiesa: è contrario alla ragione ed al buonsenso. D’altra parte, la logica non abbonda da queste parti, se lo stesso poi prosegue prima sostenendo che la questione sul “matrimonio” gay:

non è una battaglia tra pene e vagina” (sic!)

e poi incalzando pure:

[…]le unioni omosessuali non le consideriamo peccato, anche se per la chiesa non le possiamo chiamare matrimonio.”

Classica soluzione politicamente corretta: i “matrimoni” gay per la Chiesa (mica per lui, ci mancherebbe se un vescovo del suo calibro ci fa la grazia di essere cattolico!) non si possono chiamare matrimonio, ma per lui (e credo altri membri della Conferenza Episcopale locale a giudicare da come parla, prova di quali fogne queste tendano a diventare in certe parti del mondo quando sono troppo distanti, geograficamente o socialmente, da Roma) va tutto bene, anzi per loro non sarebbero peccato ma la Chiesa, anche quella nuova, francescana, mediatica, interattiva, 2.0 e qualunque altra scempiaggine venga in mente, non glielo permette: cattiva Chiesa, cattiva! Non mater et magistra, non Sposa del Cristo che simili elementi dovrebbero servire e non, invece, sottomettere al loro volere: no, nei loro discorsi la Chiesa diviene una matrigna cattiva, che ostacola i “poveri” omosessuali nei loro desideri di mettere su famiglia. Proprio edificante sentire ciò da un vescovo, che dovrebbe mettere ai primi posti della sua pastorale l’insegnamento delle verità di fede ed il non dare scandalo su certi argomenti.

Purtroppo, questo caso non è isolato: basta vedere quanto accaduto al Sinodo straordinario (e quanto avverrà, ne sono sicuro, a quello ordinario). Non è neanche giusto vederle come pazzie isolate, follie innescatesi chissà perché in alcuni cattolici: no, questi sono segni della crisi morale e dottrinale in cui la Chiesa, e specialmente (dico “specialmente” perché il pesce inizia a puzzare dalla testa, non perché sia preponderante tra) il clero, versa. Un mondo dove chiunque si costruisce un cattolicesimo a proprio uso e consumo, politicamente corretto ed ultra-progressista se gli va, in cui gnosticamente gli opposti possono coesistere in nome di un “volemose bene” che di cattolico, e men che meno di martire, non ha niente. Non si tratta solo di carenze dottrinali o di eresie dette per avere il plauso del mondo: peggio, è un nuovo luteranesimo ormai endemico e tumorale, che mira a fare ciò che il primo non è riuscito a compiere, cioè dissolvere la Chiesa nel mondo, neutralizzandola ballando attorno al vitello d’oro di una “modernità” che, sotto la sua facciata buonista e politicamente corretta, non è mai stata e non sarà mai amica della Chiesa (anzi, proprio perché il principe di questo mondo è Satana, non solo non è amica ma è ferocemente nemica di tutto ciò che è cattolico). Si sta parlando di vescovi e cardinali, pastori in ruoli chiave con potere, se non decisionale, esecutivo nelle proprie mani e che usano questo non per la maggior gloria di Dio, ma per vendere il Cristo per trenta denari al miglior offerente, senza avere nemmeno la decenza di avere sensi di colpa successivamente (e come potrebbero, d’altro canto, ebbri degli applausi del mondo?).

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Verso “Gattaca” (o Hitler)

E’ appena stata presa la decisione, in Gran Bretagna, che potranno essere selezionati embrioni umani con un corredo genetico modificato, proveniente da tre persone e non soltanto da due, come è sempre stato da che mondo è mondo. Formalmente, è stata approvata questa selezione per “curare” embrioni malati prima dell’impianto; in realtà, dimostra soltanto la deriva eugenetica e neonazista che sta prendendo la nostra società occidentale. Vediamo come.

Ogni cellula del nostro corpo contiene due distinti DNA: il DNA nucleare ed il DNA mitocondriale. Il primo è, sostanzialmente, la centrale della cellula: situato nel nucleo, si occupa di regolamentare la produzione delle varie proteine ed enzimi necessari alla sopravvivenza ed alla crescita dell’organismo. L’altro, invece, è situato all’interno di piccoli organuli chiamati mitocondri. Questi organuli sono molto particolari: anzitutto, non vengono ereditati da entrambi i genitori ma solo dalla madre. Poi, sono i resti di antichi procarioti (organismi unicellulari privi di nucleo vero e proprio, come i batteri) che si sono adattati a vivere come simbionti all’interno di cellule più grandi, perdendo completamente la capacità di vivere autonomamente; tuttavia, mantengono un proprio DNA diverso da quello nucleare e sono capace di riprodursi autonomamente dalla cellula ospite. Infine, sono responsabili della respirazione cellulare: in altre parole, senza la loro presenza le cellule con nucleo (o eucariote) non solo potrebbero non crescere correttamente, ma anche morire. Questo perché la respirazione è il modo in cui la cellula ricava energia; in pratica, il mitocondrio è il motore della cellula. Quindi, il ruolo di questi piccoli organuli per noi eucarioti (ma non per i procarioti, che non ne hanno) è importantissimo, dato che senza di essi non potremmo vivere. Tuttavia, il DNA mitocondriale tende a mutare molto più frequentemente di quello nucleare, in modi che, a volte (a dir la verità, piuttosto raramente) possono dare origine ad alcune malattie metaboliche, più o meno gravi.

In ogni caso, però, sorge spontanea una domanda: è possibile che una portatrice di malattie mitocondriali molto gravi possa sopravvivere tanto a lungo da trasmettere la sua patologia? E, in ogni caso, è assimilabile un trasferimento di materiale genetico del genere ad un trapianto d’organi, come auspicano i suoi inventori?

Ovviamente no in entrambi i casi: gli individui portatori di mitocondri talmente malati da rendere impossibile o molto svantaggiosa la respirazione cellulare sono destinati a morire in poco tempo, quindi non possono trasmettere la loro malattia. Inoltre, non si tratta di un semplice “trapianto” di DNA: è una modifica genetica vera e propria, effettuata in vitro, che prevede la fecondazione di un ovulo e poi il trasferimento del nucleo così ottenuto in una cellula, enucleata artificialmente, con mitocondri sani. In realtà, lo scopo della medicina dovrebbe essere curare, e non “modificare” o “migliorare” il paziente; pertanto, in quanto si tratta di una modifica vera e propria di un organismo vivente (l’embrione), con un suo corredo genetico proprio e con delle peculiarità rispetto ai genitori, non siamo neppure nel campo della medicina, bensì dell’eugenetica.

Eugenetica, infatti, è l’unico termine per descrivere quanto sta accadendo: non solo questa procedura altamente invasiva non aiuterà coloro che soffrono (o potrebbero soffrire) di malattie mitocondriali, dato che i possibili svantaggi (come alterazioni non volute delle funzionalità cellulari) sono pari o persino superiori a quelli di chi soffre di simili patologie. Non si tratterebbe di cure, dato che alla fine gli “effetti collaterali” possono essere, questi sì, letali per embrioni e feti trattati in questo modo; invece, è soltanto la riproposizione del mito eugenetico della creazione dell’”uomo perfetto”.

“Uomo perfetto” ieri da ottenersi con gli accoppiamenti selettivi, oggi con manipolazioni genetiche e fusioni uomo-macchina (come sostiene il transumanesimo, figlio diretto dell’eugenetica). Neppure l’uomo fosse un animale da allevamento, un pollo in batteria o persino peggio, questa ideologia sostiene che sia un dovere civile essere sani e fisicamente perfetti, soprattutto perché bisogna attivamente produrre: in altre parole, la vita umana non ha valore in quanto tale, perché unica ed irripetibile e dotata di libero arbitrio, bensì soltanto in quanto può produrre e consumare. Risulta chiaro a questo punto che esistono anche dei veri e propri “rifiuti umani”: gli anziani, ad esempio, i malati, gli invalidi. Tutte categorie che, secondo il credo eugenetico, sono da eradicare perché toglierebbero risorse ai giovani, ai sani, ai validi.

Non è affatto sorprendente che le correnti eugenetiche, che predicavano tra la fine dell’800 e la prima metà del ‘900 la creazione del superuomo, si basassero sul folle nichilismo nietzschiano, per cui infine l’essere umano è padrone assoluto di sé stesso e degli altri uomini, che può suddividere in categorie ed assoggettare in ultima analisi: validi ed invalidi, appunto. Proprio come nel film “Gattaca”. E questo non nasce a caso, bensì dalla negazione di senso: del senso della vita, ad esempio, o della vita come progetto divino; né è un caso che da questi concetti siano stati ripresi dai primi eugenetisti anzitutto, poi dai nazisti ed infine da transumanisti e dai moderni eugenetisti (che, ancora oggi, tentano di perseguire i loro scopi sebbene in maniera più nascosta ed oculata, come dimostrano le grandi catene abortiste alla Planned Parenthood). L’unica cosa ad essere cambiato è il metodo: prima gli eugenetisti sbandieravano i loro piani come un progresso ed una conquista doverosa per l’umanità; poi, col nazismo e la rivelazione degli esperimenti orrendi condotti ad opera di alcuni scienziati tedeschi (come il famigerato Mengele) nella direzione teorizzata nelle grandi università europee e nei corsi di eugenetica, semplicemente si sono camuffati e radicalizzati in una nuova ideologia, in cui sono confluite anche altre provenienti sempre dalla stessa area nichilista e di cui il Novecento ha smascherato gli orrori: il relativismo. Relativismo, guarda caso, che anch’esso si basa su una negazione di senso, cioè sull’impossibilità di conoscere la verità e, di conseguenza, riducendola ad opinione.

“Gattaca”, dicevo sopra: sì, perché in quel film del 1997 appariva proprio il fine di ciò che alcune forze palesemente nichiliste ed anticristiche, pronte ad usare la trita scusa delle “buone intenzioni” e di “aiutare l’umanità” ed alleate col progressismo ed il positivismo più beceri, stanno cercando di attuare oggi. Lo scopo, cioè, di dividere i cittadini in individui di classe a, possibilmente privi di legami familiari e di affetti ma “perfetti” (per quanto possa esserlo un essere umano) dal punto di vista fisico e genetico, eccellenti consumatori in un sistema capitalista e sfruttatore che vede nell’uomo un consumatore e non un individuo fatto di anima e carne, ed in cittadini di classe b, impossibilitati ad essere un perfetto ingranaggio in un simile, orrendo sistema e, quindi, da vessare o eliminare. Sistema che non è trans-umano bensì post-umano o persino para-umano, che prevede, insomma, non la gloria dell’essere umano ma la sua distruzione e che, pertanto, non può tollerare che esistano esseri umani che si sottraggano alla sua perversione satanica.

Sì, uso proprio questo termine: perversione satanica; perché non c’è altro ispiratore dietro ogni peccato, ogni nefandezza della storia se non lui, l’Avversario per eccellenza. Avversario che brama più di ogni cosa proprio distruggere coloro che, pur con tutte le loro imperfezioni, i loro limiti e le loro debolezze, sono fatti ad immagine e somiglianze di Colui che odia più di tutti; pertanto, esattamente come sopra i “non validi” devono essere annientati dai “validi”, così coloro che si oppongono a simili storture spacciate per progresso devono essere annientati. In fondo, anche Lucifero stesso era un angelo, e che angelo: il più bello ed il più potente tra tutti; ma poi, per la sua superbia, condannatosi da solo (senza accorgersene) ad essere l’ultimo tra le creature ed il più brutto, privato di ogni potestà dal Cristo. Tuttavia, l’uomo è primo tra tutte le creature essendo ad immagine e somiglianza di Dio, ed è persino più grande degli angeli, come dimostra la Vergine Maria. Quindi, per invidia satanica che vede nell’uomo insopportabile riflesso del Divino, deve essere annientato.

Questo è, infine, l’orrido volto che si cela dietro a simili ideologie; certo, non sto dicendo che Satana governi direttamente questi individui come marionette, o come pedine in un gioco più grande. No: sarebbe troppo facile e liberatorio attribuire tutta la colpa di simili nefandezze a lui, al Drago maledetto, e non a coloro che colpevolmente e gioiosamente lo assecondano e che a volte sembrano ingegnarsi per superarlo. Perché quanto sta accadendo adesso in Inghilterra non ha affatto lo scopo di curare malattie, o di “salvare l’umanità” (come se Qualcuno non ci avesse già pensato un paio di millenni fa). Nel caso, tutto questo nasce da una visione tremendamente anti-umana dell’essere umano, visto solo come un ingranaggio produttivo e ridotto a numero; mero bersaglio della pubblicità e soggetto al potere pubblico, i quali hanno tutto l’interesse di renderlo profondamente infelice e schiavo dei suoi desideri. Come ottenere tutto questo? La risposta è semplice: eliminare anzitutto la famiglia, cosicché non ci siano più punti di riferimento; convincere la gente che si deve essere “utili” e che bisogna produrre e consumare disperatamente, altrimenti si è soltanto un intralcio; negare l’esistenza di qualsivoglia Legge al disopra di quella dello Stato, a cui anche quella civile deve obbedire.

Quindi, simili iniziative non sono rivolte a curare, bensì a distruggere: nel tentativo di rendere la società umana né più, né meno, di un’azienda, con degli utili, delle spese e dei consumatori, si finisce col distruggere l’uomo. In fondo, se si elimina ogni riferimento e si nega ogni valore e persino l’esistenza stessa della verità, in un nichilismo solo a parole condannato ma nei fatti radicalizzato e praticato sino alle sue più estreme conseguenze, non si può che arrivare a questo punto. Questa è la cosiddetta “società civile” occidentale e la democrazia liberale: una ipocrisia che attende non appena avrà gli strumenti per dividere gli individui in “validi” ed “invalidi” in base a criteri non solo genetici o fisici, ma anche mentali, spirituali, religiosi. Anche negando questi ultimi, se necessario; proprio come in “Gattaca”. O, per rimanere nella realtà, proprio come voleva fare Hitler.