The Day After Tommorow

Sebbene abbia avuto, sin dopo poche ore dai fatti, la tentazione di commentare quanto avvenuto in Irlanda, con il carrozzone gay portato alla ribalta con un referendum, ho deciso di parlarne solo ora proprio per avere un’idea, per così dire, più lucida possibile ed obiettiva. Non influenzata da sentimenti che, vi garantisco, mi avrebbero portato a scrivere un articolo fin troppo sopra le righe e poco razionale.

Anzitutto, è iniziato il martellamento con la nenia della “cattolicissima Irlanda che apre ai “matrimoni” (le virgolette sono mie, dato che mi rifiuto di chiamare matrimonio ciò che non lo è, pure citando i discorsi dei laicisti) gay”. Vorrei cominciare a riflettere proprio su questo: ma l’Irlanda è ancora cattolica, anzi “cattolicissima”, e soprattutto lo è mai stata? Così pure altri Paesi come Polonia e Belgio sono mai stati, almeno in periodi recenti, “cattolicissimi”? La risposta è no, dato che quei Paesi erano cattolici non per fede ma per convenienza politica e patriottismo in chiave nazionalista. Facciamo la conta dei presenti: Irlanda, Paese che ha trovato la propria identità storica nel cattolicesimo in contrapposizione all’anglicanesimo britannico; Polonia, Paese stritolato tra la Russia (ortodossa) e la Germania (luterana); infine Belgio, collocato vicino sempre alla Germania ed alla Olanda, di fiera tradizione protestante e bestialmente anticattolici. Senza negare i luminosi esempi di vera fede che provengono da queste nazioni, vero è che la maggior parte della popolazione non è mai stata cattolica perché innamorata del Cristo, bensì per un semplice sentimento patriottico, per la Patria insomma che si scopre cattolica alla faccia degli Stati confinanti, con cui c’è da sempre un rapporto di amore/odio. Rimossa la necessità di respingere culturalmente (non solo con le armi) il “barbaro invasor”, ecco che decade automaticamente in una generazione, o al massimo due, il motivo dell’appartenenza alla Chiesa: prova ne è proprio l’Irlanda, che assieme alla distensione dei rapporti con il Regno Unito si è scoperta anticattolica e laicista. In sostanza, quindi perché è avvenuto questo voltafaccia, questo tradimento nel giro di vent’anni o giù di lì? Semplice: perché la fede di buona parte della popolazione non si basava su un sincero amore per il Cristo e per la Chiesa, bensì sulla contrapposizione tra diverse religioni “nazionali” (che lo fossero realmente o meno poco importa, perché così erano percepite).

Poi, è da notare anche la strategia usata per far passare questi obbrobri, strategia non iniziata nel 2014 (come qualcuno vorrebbe far credere a torto), bensì nel 2009, con lo scandalo pedofilia che ha indebolito la Chiesa. Posto che diversi casi, come avvenuto altrove (vedasi USA), erano in realtà balle volte soltanto ad infangare la Cattolica e basta, certamente l’intera questione è stata manipolata e sfruttata proprio da coloro che volevano indirizzare il dissenso contro la Sposa del Cristo. E’ innegabile che, anche se solo per convenienza o per tradizione, un popolo tende ad essere abbastanza “conservativo”, più o meno, in materia religiosa; cosa c’è di meglio quindi di un bello scandalo che porta come assunti “tutti i preti sono pedofili” (e quindi i ministri della Santa Romana Chiesa) e “la Chiesa sapeva ma non ha fatto nulla” (e varianti) per separare definitivamente gli indecisi dalla Sposa del Cristo da ciò che adesso è solo ingombrante (in quanto inutile dato che è svanita la polemica contro gli Stati confinanti) e trascinarlo dalla propria parte? In fondo, come ci insegnano gli stessi gay, è estremamente difficile “convertire” le persone decise e sicure dei propri ideali; il punto è che, però, la maggior parte degli individui (anche se non piace pensarlo) è debole ed indecisa, pronta a pensare con la testa degli altri che non con la propria. Quelli sono i veri bersagli di qualsiasi campagna, anche politica, soprattutto politica: non i “credenti” o i “miscredenti” in questa o quella causa, bensì quelli che stanno nel mezzo, quelli che fanno ciò che viene loro ordinato purché ci sia una qualche forma di pressione sociale (o presunta tale) ad esigerlo.

Tra l’altro, come denunciato altrove, è da notare anche la porcata che è stata effettuata per rimuovere buona parte delle opposizioni al voto, porcata su cui bisogna vigilare perché non avvenga anche in Italia: la maggior parte degli irlandesi, come pure delle persone nel nostro Paese, è contraria alle adozioni per le coppie gay, “sposate” o meno. Questo perché qualsiasi persona di buonsenso riconosce che, normalmente (uso questo avverbio per escludere i casi patologici e, fortunatamente, rari, quali padri pederasti o violenti), solo nelle famiglie “tradizionali” (cioè vere) è possibile che i figli crescano bene. Perfetto. Ora, il governo irlandese sapeva bene che, posto ciò, la gente avrebbe rifiutato le “nozze” gaie ad oltranza, quindi hanno trovato un escamotage per eliminare il dissenso (alla faccia della democrazia e del libero voto): hanno fatto approvare oltre un mese fa per via parlamentare le adozioni per i gay, in tutte le forme ed in tutte le salse, e ancora prima i restanti “diritti” per le coppie gay. In altre parole, hanno svuotato il referendum del suo significato, il quale alla fine equivaleva soltanto ad un insignificante “volete chiamare matrimonio le unioni gay sì o no? Tanto sono già equiparate ai matrimoni etero e le adozioni sono già permesse in tutti i modi possibili ed immaginabili, e rimarranno tali che vi piaccia o no”. Questa schifezza, che dimostra come coloro che si riempiono la bocca di parole come “democrazia”, “diritti”, “libertà di (qualcosa)” e compagnia cantante sono in realtà, spesso, solo dei piccoli tiranni che esaltano la “libertà” di pensarla come loro. Tutti gli altri, i cattolici per esempio, devono stare zitti e subire le loro angherie, possibilmente estinguersi in silenzio senza rompere tanto le scatole a nessuno.

Alla fine risulta un copione estremamente aggressivo, che ha previsto anche l’uso di ingenti fondi esteri (si parla di svariati milioni di dollari; d’altra parte si sa, pecunia non olet ed anzi, specialmente se si è cattolici solo nominalmente, per appartenenze “patriottiche” e non per fede, profuma pure) e l’eliminazione di qualsivoglia opposizione laica svuotando di significato il referendum stesso. Sfruttando l’appoggio dei media (i quali hanno fatto partire vere e proprie campagne diffamatorie contro chiunque non fosse d’accordo, usando il plastico ed ideologico concetto di “omofobia” per silenziare chiunque osasse esprimere pareri contrari)  e, anche, delle lobby e delle potenze straniere (primi fra tutti gli USA) è stato possibile effettuare un vero e proprio colpo di mano, forzando la scelta e rendendo questa “vittoria popolare”, in realtà, una oscena parata truccata e fasulla.

C’è, però, qualcosa di ancora peggiore di questo: i cattolici, o almeno sedicente tali, che per la loro rilevanza avrebbero dovuto quantomeno protestare e prendere posizione contro questo scempio non hanno fatto assolutamente nulla. Non sto parlando soltanto di preti o laici, ma anche di vescovi che rilasciano simili dichiarazioni:

Ci dobbiamo fermare, guardare ai fatti e metterci in ascolto dei giovani. Non si può negare l’evidenza

Parola dell’arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin. Ora, che cosa significa questo? A parte il solito giovanilismo, per cui sembra che siano stati solo i “giovani” e non anche parecchie teste canute (pure tra il clero cattolico) a contribuire alla vittoria del sì, ma cosa significa che bisogna “mettersi in ascolto” e che “non si può negare l’evidenza”? Quale evidenza, monsignore? L’evidenza di una chiesa, quella irlandese, che non ha fatto nulla ma che, anzi, ha promosso questa vittoria col silenzio/assenso quando non proprio incitando alla scelta anticristica? Quella di un clero compiacente col potere laicista al governo che, invece di richiamare alla fede ed alla ragione contro l’approvazione pubblica di un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio (altro che storie e favole!), ha preferito zittire quattro vescovi che hanno avuto il coraggio di alzare la voce, emarginandoli e lasciandoli da soli? Oppure quello che ha permesso si arrivasse a questa situazione, sempre dimostrando mancanza di coraggio se non approvazione, levando poche o nessuna obiezione quando sono stati approvati sia i “pari diritti” per le coppie gay sia le adozioni per le coppie omosessuali? Ci dica, monsignore, ci dica.

Questi atteggiamenti sono ancora più dolorosi, e più dannosi alla salvezza delle anime, delle pressioni lobbistiche, dei gay che vogliono ciò che non possono avere e della massa, ormai sempre più indottrinata ed aizzata contro la Chiesa: sono veri e propri tradimenti, silenzi/assenso volti solo a non subire critiche per quieto vivere se non per avere vantaggi. Tradimenti contro la Chiesa, che questi hanno giurato di servire; tradimenti contro i confratelli, che ancora la servono; tradimento contro i cattolici, che guardano ai nostri pastori come a modelli di fedeltà (e non d’infedeltà, come purtroppo capita) alla Chiesa. Purtroppo, è vano discutere: finché i cattolici in generale e l’episcopato in particolare non avranno ritrovato il coraggio di dire le cose come stanno, di smetterla di nascondersi dietro un dito e di abbracciare la Santa Dottrina sul serio, non soltanto per convenienza o per mancanza di alternative al loro non far nulla, soprattutto a tornare ad offrire atti, Messe e preghiere in riparazione e per evitare che ciò accada altrove, allora quanto successo in Irlanda continuerà ad accadere, anzi è destinato a ripetersi; non solo, sempre più gravemente e celermente.

Ormai, è chiaro che il cattolico, a fronte di una gerarchia sorda ai desideri di Dio ma non ai propri, non può più aspettare solo aiuti dall’alto: al contrario, bisogna iniziare ad agire, ciascuno con il proprio ruolo all’interno dell’Unica, Vera Fede. Altrimenti, l’alternativa sarà proprio lo spauracchio che simili fasulli “democratici” paventano: la dittatura e l’eliminazione di ogni forma di dissenso, specie cattolico, dalla scena pubblica.

Gaiezza vescovile

Non sappiamo se qualcuno dei discepoli era gay o la Maddalena era una lesbica. Sembra di no perché molti sono passati tra le sue gambe.”

A leggere queste parole, sembra di sentir parlare un qualche rappresentante dei movimenti LGBT più estremisti, pronto a scagliarsi contro qualunque forma di cattolicesimo che abbia a questionare sulle sue richieste di “nuovi diritti” e simili scempiaggini. E invece no: questa frase, detta con un linguaggio da scaricatore di porto e con probabile sottinteso di malcelate fantasie suine, non è opera di qualche piccolo anticristiano che pensa di poter scandalizzare, o anche solo far arrabbiare, i cattolici fallendo miseramente; peggio, è stata pronunciata da un vescovo, mons. Juan Vincente Córdoba, peraltro presidente della Commissione per la vita in Colombia, in un convegno promosso dagli LGBT. Questo sì che la rende scandalosa, dato che a pronunciarla è non soltanto un vescovo, quindi tenuto ad obbedire al Cristo ed alla Sua Chiesa (cosa, purtroppo, sempre meno frequente), ma pure presidente di un organo che dovrebbe essere sempre contrario, proprio per questioni di fedeltà alla Sposa del Cristo, a queste idiozie. Ma il monsignore, non contento di questa prodezza, ci tiene a precisare:

Nessuna attrazione è male. Quando diciamo che un omosessuale è un peccatore, io direi che lo stesso si può dire, o non dire, di un eterosessuale. Io direi: i fratelli omosessuali quando si sposano hanno quello che noi chiamiamo fedeltà e formano i loro figli con amore.”

A parte il fatto che la prima domanda da rivolgere al monsignore dovrebbe essere “quali figli? Quelli comprati con l’utero in affitto sfruttando donne dei Paesi poveri, o quelli abusivamente adottati sottraendoli a famiglie composte da un padre e da una madre?”, ma poi che cosa vuol dire “nessuna attrazione è male”? Certo che gli omosessuali sono peccatori come anche gli etero, resta il fatto però che la sodomia (insieme alla pedofilia, alla bestialità ed a simili “prodezze”), e non l’omosessualità tout court, rientra nel peccato impuro contro natura, quindi uno dei quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio. Qui c’è poco da scherzare: se è vero che anche per un etero andare a prostitute, usare contraccettivi e darsi ai rapporti prematrimoniali è un peccato (e pure grave), vero è che nessuno di questi può qualificarsi come un peccato impuro contro natura, il quale è una spanna sopra. Il peccato impuro contro natura è proprio una violazione (e una violenza) nei confronti dell’ordine voluto da Dio e della natura umana, quindi non è sullo stesso piano di quello commesso da due ragazzi che “si danno alla pazza gioia”: è peggiore, molto peggiore. Se ne rende conto, il monsignore, della tremenda apologia del peccato (e che peccato, come se uno dicesse che uccidere chi ci sta antipatico o opprimere i più deboli andasse bene, anzi che si tratta di un progresso di civiltà buono e giusto) che sta compiendo? Probabilmente no, dato che prosegue:

Lasciamo scegliere ai bambini, non possiamo decidere per loro. Un bambino abbandonato per esempio, noi gli possiamo dare due papà o due mamme, dopo che hanno perso la loro mamma e il loro papà.”

Avanti col finto pietismo, cavallo di battaglia per gli LGBT e, più in generale, per chiunque difende una posizione sapendo di essere nel torto: poveri piccini, facciamo scegliere ai bimbi, soggetti che, proprio perché non sono maggiorenni, non possono essere soggetto od oggetto di diritto (e, quindi, non possono prendere queste decisioni legalmente). Anzi, magari facciamo scegliere per davvero ai più piccoli se avere una mamma ed un babbo, o se preferiscono avere due lesbiche o due gay che fanno finta di essere quello che non sono: sono certo che ne vedremmo delle belle. Soprattutto, sono certo che i bambini di cui sopra finirebbero per essere accusati di essere “omofobi” (qualunque cosa voglia dire), e quindi da rieducare a suon di falli di peluche e palpeggiamenti al limite della pornografia (e della pedofilia). No, monsignore, un bambino non può scegliere, e se lo facesse non credo proprio che Le piacerebbe la risposta: i bambini crescono bene solo in presenza di un padre e di una madre, perché così veniamo al mondo e solo così possiamo crescere bene, dato che solo l’uomo e la donna sono complementari fisicamente, mentalmente, psicologicamente e, perché no, spiritualmente. Dire al bambino che venire allevato da due uomini o da una coppia eterosessuale normale sarebbe la stessa cosa non solo è contrario a ciò che dice la Chiesa: è contrario alla ragione ed al buonsenso. D’altra parte, la logica non abbonda da queste parti, se lo stesso poi prosegue prima sostenendo che la questione sul “matrimonio” gay:

non è una battaglia tra pene e vagina” (sic!)

e poi incalzando pure:

[…]le unioni omosessuali non le consideriamo peccato, anche se per la chiesa non le possiamo chiamare matrimonio.”

Classica soluzione politicamente corretta: i “matrimoni” gay per la Chiesa (mica per lui, ci mancherebbe se un vescovo del suo calibro ci fa la grazia di essere cattolico!) non si possono chiamare matrimonio, ma per lui (e credo altri membri della Conferenza Episcopale locale a giudicare da come parla, prova di quali fogne queste tendano a diventare in certe parti del mondo quando sono troppo distanti, geograficamente o socialmente, da Roma) va tutto bene, anzi per loro non sarebbero peccato ma la Chiesa, anche quella nuova, francescana, mediatica, interattiva, 2.0 e qualunque altra scempiaggine venga in mente, non glielo permette: cattiva Chiesa, cattiva! Non mater et magistra, non Sposa del Cristo che simili elementi dovrebbero servire e non, invece, sottomettere al loro volere: no, nei loro discorsi la Chiesa diviene una matrigna cattiva, che ostacola i “poveri” omosessuali nei loro desideri di mettere su famiglia. Proprio edificante sentire ciò da un vescovo, che dovrebbe mettere ai primi posti della sua pastorale l’insegnamento delle verità di fede ed il non dare scandalo su certi argomenti.

Purtroppo, questo caso non è isolato: basta vedere quanto accaduto al Sinodo straordinario (e quanto avverrà, ne sono sicuro, a quello ordinario). Non è neanche giusto vederle come pazzie isolate, follie innescatesi chissà perché in alcuni cattolici: no, questi sono segni della crisi morale e dottrinale in cui la Chiesa, e specialmente (dico “specialmente” perché il pesce inizia a puzzare dalla testa, non perché sia preponderante tra) il clero, versa. Un mondo dove chiunque si costruisce un cattolicesimo a proprio uso e consumo, politicamente corretto ed ultra-progressista se gli va, in cui gnosticamente gli opposti possono coesistere in nome di un “volemose bene” che di cattolico, e men che meno di martire, non ha niente. Non si tratta solo di carenze dottrinali o di eresie dette per avere il plauso del mondo: peggio, è un nuovo luteranesimo ormai endemico e tumorale, che mira a fare ciò che il primo non è riuscito a compiere, cioè dissolvere la Chiesa nel mondo, neutralizzandola ballando attorno al vitello d’oro di una “modernità” che, sotto la sua facciata buonista e politicamente corretta, non è mai stata e non sarà mai amica della Chiesa (anzi, proprio perché il principe di questo mondo è Satana, non solo non è amica ma è ferocemente nemica di tutto ciò che è cattolico). Si sta parlando di vescovi e cardinali, pastori in ruoli chiave con potere, se non decisionale, esecutivo nelle proprie mani e che usano questo non per la maggior gloria di Dio, ma per vendere il Cristo per trenta denari al miglior offerente, senza avere nemmeno la decenza di avere sensi di colpa successivamente (e come potrebbero, d’altro canto, ebbri degli applausi del mondo?).