Pausa di riflessione: “usi a obbedir tacendo e tacendo morir”

Scrivo questo breve post per spiegare le ragioni per cui ormai da più di due mesi non ho più scritto nulla in questo blog: anzitutto, perché nella Chiesa ormai sovrabbondano le chiacchiere più che la Grazia, e non era necessaria un’altra voce (la mia) che si aggiungesse all’inutile chiacchiericcio che, dai palazzi pontifici sino alle parrocchie ed alle case, ammorba la vita nella fede. Vita che ormai non si basa più sulla preghiera, sul nascondimento e sui Sacramenti, ma sul nascondere Dio a favore del “sociale” (in senso politico, ovviamente), approvazione pubblica e sull’asfissiante “dialogo” che ormai sono solo chiacchiere pronunciate per il puro gusto di ascoltare la propria voce, invece che per guidare gli altri al Cristo ed all’unica, vera Chiesa. Ho fatto mio quindi l’imperativo di Messori, e per di più ormai vivo come un militare dell’Arma, in senso spirituale ovviamente: uso ad obbedir tacendo e tacendo morir. Quindi, prima di tutto l’obbedienza (al Cristo ed alla Chiesa, nel senso anche e soprattutto della Santa Dottrina incorruttibile ed eterna), poi tacere se non si ha niente di intelligente da dire e quindi, se c’è bisogno, “morire” dentro anche quando la prima reazione sarebbe vomitare una fiumana di imprecazioni dinanzi a certe uscite.

Mi sono però già dilungato troppo, quindi prometto che nei prossimi giorni parlerò nuovamente del falso monaco Enzo Bianchi (concludendo così gli articoli), quindi a freddo (troppo è stato detto a caldo) del rapporto tra l’Islam e l’Occidente e sulle sconcezze dette al Sinodo. Per essere onesti, mi piacerebbe anche parlare del Battesimo e del concetto di figliolanza divina, se non sul post sull’Islam su uno dedicato appositamente. Stay tuned, quindi, direbbero gli anglofoni!

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6 pensieri su “Pausa di riflessione: “usi a obbedir tacendo e tacendo morir”

  1. E invece no. Bisogna URLARE.
    Avete taciuto abbastanza. E’ ora di finirla di stare zitti! Gridate con centomila lingue! Io vedo che, a forza di silenzio, il mondo è marcito!” (Santa Caterina da Siena).
    In certi momenti, come questo, tacere equivale a complicità.
    Come disse quello? Io non ci sto…

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      • Niente, chiedo venia, pensavo che tu stessi ancora rispondendo al vecchio post (WordPress mette i commenti in moderazione uno dopo l’altro, e se non guardi al titolo del post sembrano tutte risposte allo stesso argomento); permettimi quindi di rimediare, rispondendo al tuo commento: sì, è necessario urlare la verità, però non bisogna dimenticare di essere candidi come colombe e prudenti come serpenti. In altri termini, non ha senso, nella situazione attuale già confusa così com’è, aggiungere ulteriore confusione e giudizi imprudenti al caos generale: bisogna invece cercare di “limitare i danni”, senza essere però vigliacchi, criticando seriamente ciò che si può criticare ed imparando a scegliersi bene le battaglie. Credo tu sappia, se mi segui da diverso tempo, che io non mi sono mai tirato indietro dal dire pane al pane e vino al vino, e che non ho mai fatto mistero delle mie opinioni o dei miei riferimenti; al contrario, sono sempre stato il più possibile chiaro nelle mie intenzioni. Ciò che nel mio post contesto e che mi ha portato ad una seria riflessione metodologica non è tanto l’affermare la Verità con forza, cosa che continuo e continuerò a fare (vedasi l’ultimo post sul Bianchi) e che è un dovere di ogni cristiano, bensì sul metodo: in un mondo dove tutti fanno a gara a chi urla più forte per determinare chi ha ragione, aggiungere un’ulteriore voce (se non nel momento e nei contesti opportuni) non aiuta alla causa della Verità, ma al contrario accresce solo il rumore ed il riverbero. Non si tratta di tacere: si tratta di essere astuti e di saper essere pazienti.

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      • Permettimi di non essere d’accordo.
        E perlomeno non e’ neppure vantaggioso censurare o cassare o zittire semplicemente le voci critiche, come fanno ormai sempre piu’ blog e forum che si autodefiniscono “cattolici”, con la scusa che “offenderebbero” il papa, tra l’altro fatto da gente che si mette in bocca continuamente la parola “dialogo”.
        E tra l’altro dopo che per cinquant’anni modernisti e preti progressisti vari lo hanno fatto continuatamente e nessuno ha mai detto loro niente.
        E’ ridicolo poi il trattamento subito da Socci, che si vede negata la commercializzazione nei negozi delle Paoline, le stesse che pubblicano e vendono da anni libri di eretici manifesti (come qualcuno ricordato qui). Ho visto con i miei occhi libri sullo Yoga, su discipline esoteriche, libri addirittura di Terzani!
        Si tollera tutto, in nome del non meglio precisato “dialogo”, anche chi NON VUOLE il messaggio cristiano, chi bestemmia, ma guai ad azzartarti ad essere perplesso su alcune (diventate ahime’ molte) uscite del papa. Ti scaricano addosso una tale gragnuola di insulti che non riesci piu’ a risollevarti
        Misericordia per tutti, ma solo a chi vogliono loro.
        Vedi il caso di quell’indegno “pastore” padovano.

        Adesso la “consegna” pare sia dire che i terroristi ci attaccano per la nostra “debolezza nei valori”!!!
        Mio Dio, cosa arrivano a far dire i paraocchi ideologici!
        Per millecinquecento anni ci hanno attaccato per i nostri valori, e adesso ci attaccano per la nostra mancanza?
        Continuo a sostenere che con le cosiddette “scienze sociali” si puo’ dire tutto ed il contrario di tutto senza tema di smentita.

        Non sono d’accordo perche’ nel frattempo un sacco di anime si perdono.

        P.S.: non commentero’ piu’ perche’ mi sono scocciato di litigare continuamente con Google+ che mi da’ continuamente errore. Due giorni per spedire un commento…

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      • Ci mancherebbe che tu non sia d’accordo con me, ti faccio notare però che il punto non è criticare oppure no, la mia è semplicemente una questione di metodo e di determinare cosa sia legittimo criticare o no. Socci (non volevo parlare di lui ma lo hai tirato nel mezzo), per esempio, purtroppo ormai ha puntato con decisione verso un sedevacantismo che non è lecito per nessun cattolico: rendiamoci conto che anche questi sono scandali che allontanano le anime dal Cristo. Poi guarda, sono d’accordo su tutto, sulla stampa cattolica (non solo le Paoline, per essere onesti) che a volte non si capisce dove sta andando ed a quale scopo, sull’eresia e l’errore che serpeggiano tra le fila della Chiesa stessa, sul Papa che a volte usa espressioni ambigue o infelici (come ho scritto anche nell’ultimo post) e che viene difeso su queste cose ad oltranza perlopiù proprio da coloro che vedrebbero bene la Sposa del Cristo in fondo al mare; tutto giusto, tutto legittimo. Però io credo, proprio per la salvezza delle anime e per la missione di evangelizzazione che dovrebbe essere propria di ogni cattolico, che sia necessario interrogarsi sui propri metodi, sul proprio linguaggio: non in nome di una facile edulcorazione, di un’autocensura per “non offendere” il prossimo, ma per capire con maggiore chiarezza cosa stiamo facendo, per Chi lo stiamo facendo ed a chi giova. La critica va bene, purché restiamo nel limite del consentito e dell’educazione, e serva per far riflettere e crescere nella fede chi ci legge; se è solo critica fine a sé stessa, un puntare il dito senza scopo se non quello di farci sentire bene con una presunta superiorità morale, si rischia solo di seminare ancora più confusione e, tu lo sai meglio di me, in questo momento a maggior ragione il cattolico deve offrire alla Chiesa chiarezza ed ortodossia, non ulteriore caos inutile. Bisogna saper scegliere bene le proprie battaglie e come combatterle, altrimenti si finisce solo per fare il gioco di chi, nella confusione e nell’incertezza, ci sguazza.
        P.S.: purtroppo su Google+ non posso farci niente, peraltro è una misura di sicurezza che ho preso necessaria proprio al fine di evitare di essere intasato da troll e dissidenti.

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