Sondaggi e sepolcri

Sono stati pubblicati, durante gli scorsi mesi, alcuni risultati del sondaggio voluto da Sua Santità per saggiare il terreno sui temi scottanti emersi al Sinodo straordinario lo scorso ottobre e che saranno ridiscussi tra pochi mesi. Ovviamente, è presto a dirsi, il grido che si è innalzato da quei fogli non è quello dei fedeli cattolici, di coloro che, pur sbagliando ed anche gravemente, sono disposti a riconoscere le proprie colpe e ad affidarsi al Cristo ed alla Chiesa in ogni caso. Proprio no, l’urlo che si è levato era quello di un modernismo velenoso ed eretico; e come poteva non essere così, dato che è stato permesso a cani e porci di rispondere alle domande e che i primi risultati provengono, soprattutto, dalle diocesi più progressiste d’Europa? Hanno messo bocca nella questione non soltanto cattolici ma anche membri di altre confessioni cristiane (anche quelli che, un tempo, sarebbero stati chiamati “eretici”), atei, gente che fino al giorno prima dell’elezione di Francesco sarebbe voluta entrare in chiesa solo per bruciarla e così via; e cosa potevano  avere mai da dire costoro? Anche le ricchissime e radicali Conferenze Episcopali tedesche, olandesi, belghe hanno risposto; e cosa potevano mai rispondere, costoro che hanno fatto della “protestantizzazione” delle diocesi loro affidate e dello scisma con Roma, in una chiave nazionalista ed anti-mediterranea sovente, neppure troppo nascosto i loro cavalli di battaglia? Ovviamente, che la Chiesa deve benedire le coppie gay e riconoscere il “matrimonio” omosessuale, che la contraccezione deve essere ammessa, che i divorziati “risposati” (anche usando la balla ed il tranello che “tanto si può già divorziare nella Cattolica, basta passare per la Sacra Rota”, dimenticandosi che essa può solo certificare un matrimonio invalido in partenza) che continuano a persistere nel loro stato devono essere riammessi alla Santa Comunione, magari dopo un fasullo e a posteriori “percorso penitenziale”. Tutto un “deve essere fatto”, insomma, con tutti che devono accettare le loro condizioni senza discutere, altrimenti manderanno tutto in malora. Ma la Chiesa non chiedeva anzitutto filiale obbedienza ai suoi figli? Ma si rendono conto, lorsignori, che stanno letteralmente tentando Dio, in quanto pretendono che le cose siano come vogliono loro, arrivando a lordare la Chiesa pur di non ripulirsi loro stessi?

Senza contare, chiaramente, la vanità di un simile sondaggio: cosa dobbiamo richiedere su questioni che sono già state oggetto di pronunciamenti ex cathedra, e quindi dell’infallibilità pontificia? Al Sinodo di ottobre è possibile che riemergerà l’accesso di schizofrenia modernista e relativista tanto cara ai vescovi capitanati dal card. Kasper che dovrebbe risolvere questo problema, cioè la tesi secondo cui la prassi deve (ancora queste parole!) essere posta al disopra della Dottrina, quando invece la prima dovrebbe scaturire dalla seconda. Anche solo usando la logica, è facile capire che non è possibile pensare di fare del bene se non si sa per quale motivo e che cosa è il Bene; invece, emerge il contrario da certe dichiarazioni e da certi sondaggi, il che insinua il terribile dubbio: cioè che costoro appartengano, né più né meno, alla categoria dei sepolcri imbiancati.

Gente che, abbandonata ogni remora ed ogni residuo di cristianità, ha deciso che il plauso del mondo (mondo che, secondo san Paolo, è appannaggio di Satana) valesse ben più dell’essere cattolici. Dismessi i panni di cattolici, hanno indossato quelli di generici “fedeli”, in che cosa non si sa bene: fregandosene di tutto e tutti, men che meno del Cristo, hanno iniziato a muovere una loro guerra personale contro quella che, è bene ricordarlo, è mater accogliente ma anche magistra severa. O almeno, dovrebbe esserlo.

Perché in un’epoca di lassismo dottrinale e morale (quando non proprio di eresia, termine questo ormai bandito dal nuovo vocabolario clericalmente corretto) quale quella che stiamo vivendo adesso non soltanto ci sono personaggi che fanno i loro porci comodi continuando a proclamarsi cattolici, ma che ormai sostengono prassi e dottrine (o meglio, variazioni dottrinali camuffate da questa benedetta “pastorale”, pastorale che ormai sembra essere una sorta di credo e non, come dicevo sopra, procedente dalla Dottrina essa stessa) non poco ortodosse, ma ormai nemmeno più cattoliche; e, per i propri interessi, accantonano persino il Vangelo. In questo, sono aiutati da una moltitudine di “fedeli” generici, che ormai lo sono solo di nome ma che in realtà preferiscono sé stessi a Dio: tiepidi che fanno finta di essere cattolici, che a parole si dichiarano tali ma che poi, nei fatti, non solo fanno tutto il contrario di ciò che dovrebbero fare ma incitano anche allo scandalo ed allo scisma. Sepolcri imbiancati, insomma.

Termine, questo, usato dal Cristo proprio per indicare quelli che si fanno belli dinanzi al mondo, che apparentemente sono immacolati, misericordiosi, comprensivi (ma in realtà accondiscendenti), che godono del favore della gente e del sostegno sociale; in realtà, sono marci dentro come e più degli altri. Gente che non chiede determinate cose perché vorrebbe farle ma non può: quelle cose già le fanno e, invece di pentirsi delle loro azioni o di fuoriuscire da una Chiesa che sta loro stretta (con tutte le conseguenze per la loro anima), tengono il piede in due scarpe perché non sopportano l’idea che qualcuno possa disapprovare la loro lordura. Costoro hanno abbracciato ciò che non è cattolico, finendo per abbracciare il male, e questo non da ieri bensì da almeno quarat’anni; solo che ora, con la loro preponderanza, se ne apprezzano di più i risultati.

Membri dell’episcopato e semplici “fedeli” tirannici e pseudo-cattolici, che per anni e anni si sono curati più dei loro interessi (sovente economici e sessuali) che del Cristo, anzi usandoLo per i propri scopi, scopi questi spesso in aperta rotta di collisione con la Chiesa. Chiedendo più condivisione, più povertà, più umiltà, scambiando la Chiesa per una filiale dei centri sociali piuttosto che un’istituzione partecipe della regalità del Cristo, hanno svuotato le chiese per riempirsi le tasche e per fare ciò che più volevano quando meglio li conveniva, sovente; e ora pretendono, millantando uno scisma che se non canonicamente de facto è già realtà da anni, che la Sposa di Cristo dovrebbe ratificare i loro peccati, altrimenti le conseguenze per tutta la cristianità saranno terribili.

In realtà, le cose si metterebbero male soprattutto per loro, e non solo dal punto di vista spirituale e storico (basti vedere, ad esempio, la tremenda crisi che stanno subendo in questi anni proprio le confessioni protestanti tradizionali); sto pensando, ad esempio, alla ricchissima Conferenza Episcopale tedesca, dalle cui fila (non a caso) provengono i cardinali Kasper e Marx, punte dell’ala ultraprogressista (e cripto-protestante) cattolica. Se costoro fuoriuscissero dalla Chiesa perderebbero l’entrate della tassa di culto tedesca, rimanendo senza più un centesimo: da nessun’altra parte potrebbero, infatti, raggiungere una simile posizione come quella che detengono adesso, e lo sanno bene. Quindi, per questa gente il trucco non è mutare le proprie posizioni per aderire alla Chiesa di cui farebbero parte (se non per fede almeno per avidità), bensì, peggio ancora, la Chiesa deve mutare per avallare i loro porci comodi, e loro devono poter restare ben saldi dove sono.

Questo è il problema, oggigiorno, messo a nudo da quei questionari: non tanto l’eresia serpeggiante, quando non conclamata, tra il popolo di Dio, la superficialità, il desiderio di adottare una sorta di sistema democratico all’interno della Chiesa (per cui se la maggioranza dice una cosa oggi bene, se ne dice un’altra domani bene lo stesso; e dove va a finire il rapporto con ciò che è Eterno ed immutabile per definizione in un simile marasma?), bensì la mancanza di santità e di serietà. Con l’aggravante della seconda sulla prima: se la santità, difatti, scaturisce dalle virtù teologali e, quindi, a partire dalla fede e dalla carità, la serietà procede dalle virtù cardinali, che tutti gli esseri umani possono coltivare, anche coloro che non credono.

Santità vorrebbe che simili peccati venissero rifuggiti e schifati e che, qualora vengano commessi, si chieda perdono col proposito di non farli più; serietà vorrebbe che, se non ci si vuole scusare ma anzi, si pretende che venga avallato ciò che non può esserlo, si lasci per dignità personale (prima ancora che della gerarchia di cui si fa parte) l’istituzione in cui ci si aggira tronfiamente, accettando in entrambi i casi le conseguenze delle proprie azioni. Invece, adesso è tutto un lanciare il sasso e nascondere la mano.

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