Le bestemmie di Cameron

Sono cronaca di un paio di giorni fa le tremende esternazioni di David Cameron, il primo ministro britannico, in una sua dichiarazione alla CBS riguardo alla “libertà di blasfemia”. Cameron così si è espresso, riguardo al discorso del Pontefice inerente la necessità, talvolta, di alzare dei metaforici pugni contro coloro che dileggiano il Nazareno e, più in generale, le religioni:

“Io sono un cristiano, se qualcuno dice qualcosa di offensivo su Gesù, io posso trovarlo offensivo, ma in una società libera non ho il diritto di sfogare la mia vendetta contro di lui”.

e ancora, per rincarare la dose:

“Credo che in una società libera vi sia il diritto di causare un’offesa alla religione altrui”.

Da un certo punto di vista è vero, ha ragione: per il cristiano non esiste un diritto alla vendetta r il prossimo per aver offeso Dio. In fondo, durante la Passione, il Cristo ha ricevuto ogni genere di insulti, di sputi, di percosse: dalla canna in mano a mo’ di scettro fino alla corona di spine, dalle offese (vere e proprie bestemmie, perché rivolte proprio a colui che è Dio) alle percosse vere e proprie, sino all’innalzamento sulla pena più umiliante di tutti i tempi: la croce. Che sarebbe, infine, divenuta il trono ed il simbolo del suo trionfo: quell’antico simbolo di distruzione dell’individuo, inventato dai persiani proprio per assicurare non solo la morte del corpo ma anche dell’anima (la quale sarebbe stata condannata a vagare per sempre senza riposo), adottato dai romani come la pena più infamante di tutte, quella destinata agli schiavi ed ai rivoltosi, alla fine si sarebbe trasformato nel simbolo di speranza e di unione che i cristiani oggi venerano. Dio, si sa, riesce a scrivere dritto anche sulle righe storte della storia. In ogni caso, però, il Nazareno non ha risposto allo scherno dei suoi aguzzini distruggendoli bensì elevando dalla croce il grido “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”.

Ma il fatto che io non debba vendicarmi rivolgendo le armi contro coloro che bestemmiano il Verbo incarnato non significa che simili aggressioni non siano atti di violenza, né che siano tollerabili o, peggio ancora, l’esercizio di un fasullo “diritto” (l’ennesimo) alla bestemmia. La bestemmia, a prescindere dal soggetto, è sempre una azione vergognosa, anzi è un’azione stupida: è stupida se ci credi nel soggetto della blasfemia (e Cameron dovrebbe crederci, essendo, almeno a parole, un cristiano), dato che sai che potresti ricevere la giusta mercede prima o poi e che Qualcuno te ne renderà conto; è doppiamente stupida se bestemmi colui in cui non credi, perché quelle offese sono dirette al nulla. Il fatto che io non creda ad Allah o a Zeus o a Shiva, ritenendoli “dei falsi e bugiardi”, non significa che senta la necessità di insultarli; al contrario, mi sentirei piuttosto stupido nel farlo.

Pertanto, in nessuna società deve esistere un “diritto” alla blasfemia, verso nessuna divinità: perché è un atto intrinsecamente violento e, comunque la si voglia mettere, stupido. Purtroppo, viviamo in una società che ha fatto dell’elogio dell’idiozia e del relativismo la sua raison d’etre; relativismo che non è semplicemente un giudizio di neutralità assoluta (e già questo è sbagliato), ma che è anche ormai una palese forma di denigrazione e di assalto verso chiunque affermi di conoscere la verità.

Il “diritto alla blasfemia” esiste solo nella mente di coloro che, come Cameron, vivono perfettamente inseriti in questo contesto di repulsione verso tutto ciò che è vero e buono, religioso nella sua accezione più alta; ecco quindi che il cristiano primo ministro inglese, dimostrazione vivente anche della deriva immorale e, paradossalmente, anticristica che la secolarizzazione ha fatto prendere alla confessione anglicana, può tranquillamente, da bravo relativista, sentirsi a posto con la coscienza dichiarando di sentirsi semplicemente “offeso” dalla bestemmia contro Colui che dovrebbe essere il suo solo Signore (altro che la regina Elisabetta II) e contemporaneamente difendere il “diritto” a bestemmiare, passando anche come un eroe presso le frange più secolarizzate della società britannica di cui è il premier. Insomma, il suo pensiero è l’espressione di un relativismo intollerante ed ubiquitario, che riesce ad unire ed a far coesistere in una sola persona assunti diametralmente opposti tra loro. Un vero e proprio bis-pensiero orwelliano, in cui si può credere in una cosa (“la bestemmia mi offende”) ed in una esattamente contraria (“la bestemmia è un diritto”, quindi una cosa buona) allo stesso tempo, senza sentirsi minimamente in imbarazzo o illogici ma, anzi, esaltati dall’approvazione popolare.

Pertanto, caro ministro Cameron, no, non esiste alcun diritto alla blasfemia: e non esiste proprio in virtù di ciò che ha fatto il Cristo. Non esiste neppure verso le divinità adorate dalle altre religioni, perché chi fa ciò dimostra la sua somma stoltezza; a maggior ragione quelle verso il Verbo incarnato, unico vero Dio. Come diceva san Tommaso d’Aquino “il fatto che noi dobbiamo sopportare le offese, non significa che dobbiamo tollerare quelle rivolte a Nostro Signore”.

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