Il Belgio, la Francia e la vanità

Quanto è accaduto in questi giorni, in Belgio, con la cellula terroristica scoperta e smantellata, come pure in Francia, con i tristi fatti che hanno coinvolto il triste giornaletto satirico “Charlie Hebdo” ed un negozio di cibi kasher, ci impongono a ripensare alcuni temi su cui, per troppi anni e con troppe motivazioni ideologiche, si è preferito glissare o tacere, magari in nome di un buonismo peloso che, in nome di un politicamente corretto e di un relativismo veramente odioso e, ormai, impossibile da sostenere, ha tentato di mettere a tacere le coscienze. Queste, invece, dovrebbero essere sempre vigili per non ricadere negli orrori che hanno contraddistinto il XX secolo; orrori che, lungi dal non potere più accadere, si stanno drammaticamente ripresentando sotto i nostri occhi stupefatti proprio in questi ultimi anni. Tuttavia, se la storia ci insegna una cosa è che essa tende a ripetersi, e che l’uomo di oggi non è né più intelligente né più capace di evitare gli errori dei propri antenati rispetto all’uomo di ieri.

Già, questo è il punto focale di tutto quanto è avvenuto: i fatti di questi giorni non erano imprevedibili, e soprattutto non sono opera né di pochi sbandati (come dimostra, emblematico, il caso del Belgio) né tantomeno di “poveri” immigrati che, giunti in una terra con usi e costumi che non possono comprendere, hanno perso la ragione: no, ciò che colpisce è come gli attentatori siano stati cullati e coccolati in seno ad un Occidente indulgente e permissivo; Occidente che ha fatto dell’accoglienza indiscriminata, della solidarietà pelosa e del politicamente corretto le proprie linee di condotta quando si deve rapportare ad altri popoli, anche grazie all’incapacità di certa Chiesa di riuscire a levare una voce autorevole (ed una eccezione lodevole in tal senso è, senza ombra di dubbio, rappresentata dal discorso di papa Benedetto XVI a Ratisbona nel 2006, discorso contro cui si levarono, ipocritamente, voci di dissenso da parte di coloro che, proprio in questi giorni, stanno subendo le conseguenze di ciò che fu detto allora) ed a fare fronte comune contro le devianze e le scelte ideologiche dietro agli eventi degli ultimi giorni, in nome di un malposto senso di “tolleranza” e di “rispetto”. Tolleranza e rispetto, ormai, talvolta sfociati anche nell’aperto elogio della blasfemia da parte di alcuni membri del clero, come è accaduto a Parigi da parte di alcuni gesuiti appartenenti ad un famoso giornale (vedi qui).

Tornando al discorso di prima, ad ogni modo, ciò che colpisce è proprio questo: i terroristi, o aspiranti tali, non erano immigrati clandestini o imam iraniani arrivati in Europa da uno o due anni, convinti di essere finiti a Babilonia o, peggio ancora, a Sodoma. No, erano cittadini per diritto di nascita dei Paesi che intendevano colpire, di seconda o terza generazione o addirittura occidentali convertiti all’Islam. Questo è il segno più radicale di una verità sconcertante, una verità che l’Occidente post-cristiano non vuole e non può accettare: l’integrazione non ha fallito, non c’è stato un deficit di integrazione, bensì si è compiuta pienamente e questi ne sono i risultati. Giovani che, dopo aver studiato, frequentato palestre, essere andati al cinema, al ristorante, al bagno persino ed in qualche caso, suppongo, pure a letto con degli occidentali, magari persino con qualche parente (o più di qualcuno), acquisito o meno, europeo, non hanno sviluppato un benché minimo senso non dico di gratitudine, ma almeno di appartenenza verso i Paesi che ospitarono i loro padri e, talvolta, i loro nonni. Costoro hanno vissuto, hanno sfruttato le ricchezze dei Paesi in cui vivevano, usandoli per raggiungere un benessere ed un progresso tecnologico che nei luoghi da cui provenivano, i “paradisi della shari’a” che avrebbero voluto esportare in Europa, non avrebbero mai potuto nemmeno immaginare. Hanno, letteralmente, parassitato quei Paesi, usandoli e guardandosi bene da diventare altro se non magrebini, come i loro padri o nonni: giammai sarebbero diventati francesi, o belgi. Perché per costoro l’Occidente post-cristiano è un’enorme Sodoma (e su questo, forse, tutti i torti non hanno, basta vedere ad esempio la Svezia ed un certo terrificante cartone animato, ai limiti della pedofilia se non li ha già passati), debole e patetica, amorale insomma quando non proprio sprezzantemente immorale: ne è stata prova per loro l’impiego di 90000 poliziotti (che ciò sia vero o meno, poco importa; questi sono stati i dati proclamati, con imbarazzante orgoglio, dai francesi) per catturare tre terroristi, ne sono prova anche le discussioni, in queste ore, sui patetici metodi che i discendenti degli antichi Galli vorrebbero usare per salvare, se non la patria, almeno la faccia: si va dall’obbligare di cantare la Marsigliese (altro frutto di quell’evento terrificante e sanguinario noto come Rivoluzione francese) all’insegnare una sorta di “morale laica”, con tanto di libretti stampati.

Ora, io mi chiedo: a cosa pensavano la ministra Vallaud-Belkacem e i sette ex-ministri della cultura da lei radunati quando sono state avanzate simili proposte? Credono davvero che, per far fronte alla ormai plurisecolare minaccia all’Occidente che, in questo momento, preme anche all’interno dello stesso, basti semplicemente far cantare agli alunni la Marsigliese? O che gli islamici radicali, cittadini di seconda-terza generazione, rinunceranno alle loro mire ed ai loro desideri per aver letto un libretto in stile UNAR, quando neppure il laicismo più spinto, la secolarizzazione più assoluta e l’ateismo più militante sono riusciti anche solo a rallentarli nei loro propositi? Crede davvero, il ministro assieme ai suoi consiglieri, di poter fare ciò che non riesce più neppure alla Chiesa (o almeno, ad alcuni prelati, ché nel mondo grazie a Dio vi è anche fior di clero con la testa sulle spalle), ovvero essere una alternativa credibile ed efficace al pensiero islamico radicale?

Non è un caso, infatti, che questi avvenimenti ed i problemi che coinvolgono la difficile convivenza delle comunità islamiche con il resto della società in Francia, Belgio ed Inghilterra (la quale anch’essa si è distinta per il numero di combattenti islamici andati in Siria per arruolarsi fra le fila dell’ISIS, oltre che per gli attentati di qualche anno fa) si siano svolti e continuino ad avvenire proprio sorte in quei Paesi che, in nome del politicamente corretto e di una visione buonista e colpevolista (spesso derivante dai sensi di colpa nei confronti del loro passato coloniale e da uno sciocco senso di superiorità morale, confondendo, probabilmente, l’amoralità ed il moralismo con il raggiungimento di una nuova frontiera della moralità stessa), quando non dichiaratamente autolesionista, della società e dell’integrazione, hanno permesso a costoro di fare tutto ciò che volevano fino a creare pericolose società parallele, dove i tribunali della shari’a possono fare ciò che vogliono senza che le autorità statali lo sappiano o quasi. Questi Paesi, infatti, ormai sono non solo post-cristiani, ma proprio ex-cristiani: Dio è stato messo in cantina, favorendo la fiera degli atteggiamenti vani quali, ad esempio, la fissazione per i nuovi “diritti” e l’accondiscendenza nei confronti di tutti. Di tutti, meno che dei cristiani, ovviamente, “colpevoli” di non assecondare la nuova visione relativista ed, in ultima analisi, buonista della realtà. La vanità, in effetti, dell’Occidente ex-cristiano è proprio questa: illudersi che gli inesistenti e pretestuosi “nuovi diritti” e la secolarizzazione galoppante potranno frapporsi fra loro e gente motivata ed aggressiva, spinta da una fede che non scende a compromessi.

Ecco quindi perché si pensa che dei corsi con libretti di “morale laica”, da affiancare magari ai famigerati corsi di “educazione (omo)sessuale”, e magari di obbligare a cantare in classe una canzone rivoluzionaria possano salvare la Francia e magari il resto dell’Europa: perché soltanto questo è ciò che l’Occidente post-cristiano può interporre all’avanzata dell’Islam militante (e militare) oggigiorno. Si tratta, in sostanza, proprio di una parodia di quella religione che ormai è schifata un po’ ovunque e che, in nome della “laicità” ovviamente, deve sparire dalle scene pubbliche: al posto dei Dieci Comandamenti dei libercoli con sopra scritto quali sono i comportamenti “giusti” e “sbagliati” (ma senza un riferimento che spieghi perché sono tali), al posto dei Sacramenti il nuovo sacramento “laico”, e pure ecumenico all’ennesima potenza, cioè il sesso in tutte le sue forme e con chi più aggrada, al posto degli inni sacri La Marsigliese, eletta a nuovo Te Deum dalla Francia. La quale non si rende conto di non celebrare così la propria grandezza, ma soltanto la propria caduta.

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